Bocciato il lodo Alfano attenti ai nuovi furbi
07/10/2009, 20:27 | di Germano Milite La Corte Costituzionale si è espressa e lo ha fatto senza mezzi termini: il lodo Alfano è incostituzionale e lo è in toto; nessun emendamento/compromesso. Come intuibile, anche Silvio Berlusconi ha emesso la sua sentenza definitiva: In Italia chi osa far semplicemente rispettare la Costituzione è un “comunista” o un “eversivo” (a dire il vero è entrambe le cose). In molti esultano, fanno saltare tappi di bottiglie colme d’odio ossessivo e vuote di alternative e proposte valide. In tanti altri, magari un po’ più lucidamente, si chiedono: “E adesso”? Intanto il Premier ha già detto che il governo non cadrà e che lui andrà avanti comunque (incredibile a dirsi ma, anche il “comunista” Bersani, è in pieno accordo con il Cavaliere:“Silvio non dimetterti e vai avanti”; commenta infatti il nuovo probabile leader del Pd). Tutte le sedicenti pagine di contro-informazione o di informazione libera (che in realtà è solo informazione di sinistra) cavalcano l’onda dell’entusiasmo scaturito dalla per ora solo ipotetica sconfitta totale dell’estremo nemico. Su alcuni blog si leggono addirittura auguri di morte e miseria per il Premier. In effetti Berlusconi assomiglia sempre più a Mussolini; rischia sempre più di subire lo stesso destino di Benito. Questa somiglianza con il duce, però, conoscendo la storia del leader fascista, dovrebbe preoccupare molto più il leader del Pdl che i suoi oppositori. Gli Italiani, infatti, sono famosi per la loro incredibile attitudine a salire sul carro di chi vince; sputando ed infangando chi poco prima osannavano solo perché ammantato d’alone vincente. Se il Presidente del Consiglio verrà processato e condannato, c’è da giurarci, la maggior parte del popolino tv-dipendente che lo ha votato si indignerà e cominciarà ad odiare colui che, fino a poco prima della caduta, reputava un semi-Dio. Ora, al di la del berlusconismo e del anti-berlusconismo; al di la dei deliri più o meno grotteschi e ridicoli di chi riesce a vedere il mondo solo bianco o nero, c’è da porsi alcuni lucidi quesiti: “Se Berlusconi finisce sul serio per sempre, cosa si fa? Tutte le pagine di “informazione libera” che fine fanno? Antonio Di Pietro contro chi strepiterà? L’Italia oltre l’anti-berlusconismo cosa si troverà a stringere? L’Italia oltre la politica del tutti contro tutto e tutti cosa offre? Potrebbero sembrare domande banali ma riflettiamoci per bene prima di rispondere con qualche tipica frase spocchiosamente cinica.
Senza il Primo Ministro e le sue escort di cosa parlerà Santoro ad Anno-zero? Casini dice bene quando dichiara che “Il governo deve continuare a lavorare ed ad occuparsi dei problemi degli italiani; che vengono prima dei problemi di Berlusconi” ma poi vien da chiedersi: se tutta l’attenzione è polarizzata sui problemi (anche sessuali) del Premier, questi fantomatici “problemi degli italiani” chi li conosce veramente? Soprattutto: chi vuole risolverli?
L’unico invito che ci sentiamo di fare è quello di tornare indietro, passo dopo passo, e ripercorrere la storia della politica del nostro paese dalla fine di De Gasperi ad oggi. Operando tale percorso, infatti, si noterebbe probabilmente che, questa destra populista che flirta pericolosamente con la lega, non è altro che il colpo di grazia ad paese umiliato e alla fine costretto a genuflettersi da diverse generazioni politiche marce fino al midollo.
Una miriade di faccendieri, lecchini, vermi, collusi e furbastri che hanno ucciso la nostra nazione…senza scadere nei toni melodrammatici tipici di quella che Berlusconi definirebbe “una certa sinistra”, ci sentiamo di concludere questo editoriale con una riflessione che potrebbe ben riassumere il pensiero probabilmente condiviso dalla maggioranza delle persone di buon senso. La politica della furberia arricchisce per intervalli di tempo sempre minore gli individui che la utilizzano ed impoverisce per periodi sempre più lunghi la collettività che la subisce…una politica intelligente, invece, arricchisce sempre più sia gli individui che la propongono che la collettività che ne gode. Che questo potenziale “reset” non deponga i vecchi furbi per lasciare spazio a quelli nuovi. Tra i “rossi” e i “neri” noi preferiamo tifare per chi sa tingersi di ogni colore senza, per questo, perdere la sua identità.
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