G8 di Genova 2001: le storture della legge non correggibili
14/07/2012, 15:07

Come è noto negli ultimi giorni sono state emesse le sentenze relative da una parte ai danneggiamenti avvenuti ad opera dei manifestanti; dall'altra ai poliziotti che sono entrati nottetempo alla scuola Diaz (che era stata trasformata in un ricovero per i manifestanti) e hanno massacrato a manganellate la gente mentre dormiva nei sacchi a pelo. Lasciando stare le pene stabilite per ognuno, possiamo distinguere i due gruppi, dato che all'interno il trattamento ricevuto è stato lo stesso. Un gruppo è quello formato dai poliziotti, l'altro dai manifestanti. Il loro trattamento è stato diverso sin dal momento in cui sono state formulate le accuse. Infatti contro i manifestanti si è partito subito contestando dei reati gravissimi come "la devastazione" che di fatto non vengono mai contestati. Il Procuratore Generale della Cassazione ha ritenuto di motivare questa scelta specificando episodi come il lancio di un sasso da parte di uno a cui è seguito il lancio di una molotov, per esempio. Ma siamo sicuri che siano proprio devastazione e non semplici danneggiamenti? Dall'altra parte invece trattamento in guanti bianchi per i poliziotti: la prima grave mancanza è stato il fatto che non è stato contestato un reato associativo, cioè l'associazione a delinquere, e non è stata contestata la premeditazione. CIoè il fatto che centinaia di poliziotti siano arrivati davanti alla DIaz in assetto antisommossa, abbiano sfondato la porta e abbiano fatto irruzione è stata considerata una cosa non organizzata, una cosa che è capitata. Così come il fatto di aver deciso l'irruzione a tarda notte, quando la gente stava dormendo e le reazioni erano al minimo. Alla stessa maniera, il fatto che, appena sfondata la porta, i poliziotti abbiano sciamato ovunque, dividendosi la scuola in settori esplorati metodicamente uno dietro l'altro, alla ricerca di persone da picchiare con i manganelli, fino a rompergli le ossa (e non in senso figurato) è stato considerato come una iniziativa dei singoli. Singoli poliziotti che tra l'altro non sono stati nemmeno rintracciati completamente. Infatti il Pm ha portato a giudizio solo coloro che, per un motivo o per un altro, erano stati riconosciuti dalle vittime dell'aggressione. Ma la massa non è stata riconosciuta dato che, come è noto, i poliziotti hanno divise perfettamente uguali, in modo che non siamo riconoscibili. La motivazione ufficiale è impedire che, se venissero riconosciuti, possano rischiare di essere aggrediti fuori servizio, magari insieme ai familiari. E questa è una motivazione che in teoria può anche reggere di fronte ad una situazione tipo Br degli anni '70. Ma oggi questo serve solo ed esclusivamente a proteggere i poliziotti dai rigori della legge: possono tranquillamente picchiare i manifestanti senza temere nessuna conseguenza legale. Perchè qui veniamo al punto fondamentale, che venne riassunto magnificamente dal Procuratore Generale di Milano, in un processo d'appello per una manifestazione, degenerata in violenze, in Corso Buenos Aires. Il concetto di quell'intervento è semplice: se a commettere un reato di violenza è un poliziotto o un carabiniere, non si agisce legalmente finchè non c'è la certezza assoluta che quel poliziotto o quel carabiniere non abbia fatto esattamente le cose di cui viene accusato. Ma quando le accuse sono rivolte ai manifestanti, basta che siano più o meno nella zona dove c'è stato qualche tafferuglio per far scattare non il processo, ma direttamente la condanna. Un doppiopesismo aggravato dal fatto che, per la legge italiana, i verbali di servizio sono prova finchè non viene dimostrato che è falso. Per cui, se un poliziotto scrive in un verbale che ha visto Tizio che lanciava un sasso contro le vetrine, tocca a Tizio dimostrare che quel verbale è falso. Se non lo dimostra, viene condannato. Ma su che cosa? Solo sulla base di una dichiarazione del poliziotto. Invece, se ad accusare Tizio è una persona che non ha la divisa, il Pm deve trovare dei riscontri oggettivi, altrimenti il Giudice ben difficilmente condannerà Tizio. E come abbiamo visto in molti casi di cronaca (il G8 di Genova, l'omicidio Aldovandri, il recente pestaggio avvenuto a Milano a danno di un anziano, ecc.), i poliziotti non si fanno scrupoli nello scrivere il falso nei loro rapporti. E' chiaro che questo pone le parti su un piano di disparità: non è più "la tua parola contro la mia", come avverrebbe tra due individui, ma è una prova completa (la dichiarazione del poliziotto scritta nel verbale) contro una dichiarazione che non ha alcun valore probatorio. Se a questo aggiungiamo una eccessiva benevolenza dei Pm che, quando devono portare avanti l'accusa contro i poliziotti cominciano a fare tantissimi errori, sia nello scrivere il capo di imputazione che nel presentare le prove, ecco che abbiamo una enorme ingiustizia di fondo. Che poi porta a risultati come questo di Genova, dove il lancio di due sassi viene condannato con pene triple o quadruple rispetto alle condanne di chi ha rotto teste, braccia, gambe, nasi, ecc. a persone che stavano dormendo. Oppure a quello di Aldovandri, ucciso a pugni, calci e manganellate, i cui colpevoli sono stati condannati solo per omicidio colposo, perchè il Pm ha contestato quel reato e non l'omicidio volontario con l'aggravante dell'efferatezza (che avrebbe comportato la pena all'ergastolo per i poliziotti). O ancora il caso dell'agente Luigi Spaccarotella, che ha ucciso con un colpo di pistola Gabriele Sandri, in un'area di servizio dell'autostrada vicino Arezzo, e che ha avuto una pena ridottissima e non gli almeno 20 anni che gli spetterebbero se il Pm avesse portato avanti la giusta imputazione di omicidio volontario. E si può continuare con il caso Cucchi, per cui non c'è una sentenza, ma il cui capo di imputazione non prevede il reato di omicidio. CIoè un giovane è stato picchiato mentre era nelle celle sotto il tribunale, poi è stato portato in ospedale, dove è morto - senza aver visto nessuno se non i medici e i poliziotti - dopo una settimana... e non c'è il reato di omicidio? Neanche nella sua versione meno grave dell'omicidio colposo? Una scelta estremamente anomala, da parte del Pm Vincenzo Barba. Il quale, tanto per far capire che tipo è, è quello che, quando vennero arrestati due cittadini rumeni accusati dello stupro del parco della Caffarella (due giovani vennero rapinati e la ragazza venne anche stuprata), si disse che il teste del Dna - negativo - non aveva alcun valore, rispetto alla confessione di uno dei due, ottenuta da quattro poliziotti, asseritamente venuti dalla Romania, a suon di pugni e calci. Purtroppo, è inutile puntare il dito contro i poliziotti, se non ci sono magistrati che facciano il loro lavoro trattando i poliziotti come cittadini qualunque.
| di Antonio Rispoli
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