
Oggi e domani in Italia si torna alle urne per i referendum abrogativi della legge elettorale - la 270 del 2005 - e per il secondo turno delle amministrative. Si torna alle urne in 22 province e in 99 comuni, 15 dei quali capoluoghi di provincia. I cittadini chiamati al voto sono oltre 47 milioni e mezzo, cui si sommano i 3 milioni di italiani all’estero: per i soli ballottaggi saranno in 13,7 milioni a votare. I seggi resteranno aperti dalle 8 alle 22 di oggi e dalle 7 alle 15 di lunedì. Per la validità dei referendum è necessario il raggiungimento del quorum del 50% più uno dei votanti. I quesiti referendari puntano a modificare due aspetti della legge elettorale, attualmente fondata su un sistema proporzionale corretto con premio di maggioranza attribuito alla coalizione e che consente a uno stesso candidato di candidarsi in più circoscrizioni. Chi vuole abrogare queste parte della legge, dovrà apporre un segno sul “sì”, chi vuole mantenere la normativa vigente dovrà tracciare un segno sul “no”. Tre le schede per altrettanti quesiti: una viola, una beige e una verde. Quella viola e quella beige riguardano in sostanza la stessa materia, ma la prima si riferisce alla Camera e all’elezione dei deputati, la seconda al Senato e all’elezione dei senatori. Ciò che si propone di abrogare, in entrambi i casi, è la possibilità di collegamento tra liste con l’attribuzione del premio di maggioranza alla coalizione più votata. Se dovessero vincere i Sì, il premio di maggioranza andrebbe alla singola lista, e non più alla coalizione di liste, che ottiene più voti. Il voto per i ballottaggi delle amministrative sarà un test politico di primaria importanza per valutare gli equilibri a livello nazionale. Il primo turno ha segnato, di fatto, un’affermazione del centrodestra, con Pdl e Lega Nord che insieme hanno conquistato 26 province contro le 14 del centrosinistra, e nove comuni capoluogo, contro i cinque degli avversari. Il PdlL spera nell’exploit anche Bologna, Firenze e Prato.
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