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DIA: focus alla Federico II sui beni delle mafie confiscati all’ estero

inserito il 16/07/2012
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NAPOLI – Sgominare una cosca mafiosa o una famiglia di camorristi è sicuramente un successo per lo Stato Legale, ma la vera vittoria è il privare le mafie del loro potere economico, rendendole di fatti inermi. Oggi la vera mannaia che si può abbattere sulla criminalità organizzata è il sequestro e la confisca dei beni ad essi riconducibili. La cronaca attuale ci svela come queste investano i proventi illeciti nelle più svariate attività imprenditoriali. E fenomeno frequente scoprire che la malavita predilige investire all’ estero, questo trasforma di fatto le modalità investigative cementando e rafforzando la collaborazione con le polizie e i magistrati di oltre frontiera. Ed è proprio questo argomento che si è trattato nel corso di “aggiornamento professionale del personale della DIA”, in collaborazione con la Facoltà di Lettere e Filosofia della Federico II, tenutosi presso l’ edificio dell’ Ateneo Partenopeo in via Don Bosco. Moderatore dell’ evento il Prof. Giacomo Di Gennaro coordinatore del Master di 2° livello “Analisi criminali e politica per la sicurezza urbana”. Tra i relatori il Dr Filippo Beatrice Magistrato presso la DIA di Napoli, il Dr Giovanni Melillo Procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Napoli, il Dr William Nardini Magistrato di collegamento degli USA, D.ssa Sally Cullen Magistrato di collegamento della Gran Bretagna. Tra i presenti inoltre: Giovan Domenico Lepore Capo della Procura della Repubblica di Napoli, il Dr. Raffaele Marino Procuratore Aggiunto di Torre Annunziata, Maurizio Vallone Capo della DIA del Capoluogo Partenopeo, che ha dichiarato: “Sequestrare, beni alle cosche,significa metterli in ginocchio” riferendosi al chiaro smacco inferto alla malavita, e continua “ In questo modo non gli è consentito gestire il clan, pagare gli affilati, avere a disposizione ingenti quantità di denaro contante per l’ acquisto di armi e droga, pagare legali a chi è in carcere e questo può condurre più facilmente il malavitoso sulla strada della collaborazione con la giustizia”. Ma perché la criminalità organizzata investe all’ estero? Semplicemente perché c’ è maggiore guadagno, un esempio fra i tanti: nell’ ultimo decennio del secolo scorso è stato abbattuto il Muro di Berlino, questo ha aperto la strada a innumerevoli investimenti nel settore edile e immobiliare, allora alcuni clan napoletani come Contini e Licciardi intuirono che quello fosse il momento per investire fortemente e che in seguito i guadagni fossero triplicati. Ma investire oltre frontiera oggi è semplice ed inoltre ci si po’ nascondere meglio e paradossalmente anche si è protetti dalle leggi vigenti di quello stato i particolare, questo grazie anche al fatto che il reato di associazione di stampo mafioso, in pratica l’ articolo 416 bis, non è considerato tale; questo ovviamente rende più avverso il compito dei nostri Magistrati. Ma dal convegno di oggi è emerso che anche questo aspetto sta mutando, grazie anche alle sinergie con i Magistrati di collegamento dei vari paesi esteri.

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