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Da solo e senza scorta, non ebbe scampo contro i sicari

20 anni fa, la "stidda" uccideva Rosario Livatino


20 anni fa, la 'stidda' uccideva Rosario Livatino
21/09/2010, 11:09

AGRIGENTO - Era una mattina di sole, quel 21 settembre 1990, quando - sulla strada che da Canicattì porta ad Agrigento, un'auto viene speronata da un'altra, che cerca di buttare la prima fuoristrada. La prima auto viene bloccata, ne scende un giovane che salta il guardrail e cerca scampo nella fuga, ma i killer sono in quattro ed armati di pistole. Pochi colpi di pistola furono sufficienti per uccidere Rosario Livatino, soprannominato "il giudice ragazzino", che stava andando al Tribunale di Agrgento, da solo e senza scorta.
Livatino era un giudice che si era occupato più volte della "stidda", cioè la mafia agrigentina. La sua colpa fu, secondo una delle sentenze contro i responsabili dell'omicidio, di "perseguire le cosche mafiose impedendone l'attività criminale, laddove si sarebbe preteso un trattamento lassista, cioé una gestione giudiziaria se non compiacente, almeno, pur nconsapevolmente, debole, che è poi quella non rara che ha consentito la proliferazione, il rafforzamento e l'espansione della mafia". I suoi killer furono arrestati - i primi due pochi giorni dopo in Germania, gli altri col tempo - ed identificati anche grazie alla testimonianza di Pietro Ivano Nava, che in quel momento viaggiava sulla stessa strada ma nel senso contrario e vide l'omicidio.
I suoi killer - Domenico Pace, Paolo Amico, Giovanni Avarello e Gaetano Puzzangaro - sono stati tutti condannati all'ergastolo; lo stesso i mandanti: Antonio Gallea, Salvatore Calafato, Salvatore Parla e Giuseppe Montanti. Pene minori per due pentiti, comunque coinvolti nell'omicidio Giovanni Calafato e Giuseppe Croce Benvenuto.

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di Antonio Rispoli
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