Cronaca / Giudiziaria

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Condannato Flachi insieme ad altre 15 persone

20anni al boss della Cosimina, amico di Vallanzasca


20anni al boss della Cosimina, amico di Vallanzasca
26/02/2013, 20:39

MILANO - Ancora una condanna per Pepè Flachi lo “storico” esponente della 'ndrangheta in Lombardia, il “boss della Comasina” “erede” nel quartiere di Vallanzasca. Oggi si è visto infliggere dal Tribunale di Milano 20 anni e 4 mesi di carcere con le accuse che vanno dall'associazione per delinquere di stampo mafioso all'estorsione e fino allo smaltimento illecito di rifiuti. Oltre a lui, in passato amico del bel Renè e alleato di Franco Coco Trovato, i giudici milanesi hanno anche condannato altre 15 persone a pene che vanno fino ai 17 anni di reclusione. Inoltre è stata disposta la confisca della polizza vita con un premio di 25 mila euro all'anno intestata alla moglie dello storico presunto capo clan. In più, per il boss e per molti delle persone finite alla sbarra il collegio ha disposto la misura di sicurezza di “assegnazione a una colonia agricola” per tre anni a pena espiata. Un verdetto quello di questo pomeriggio che rappresenta un ulteriore tassello nella lotta alla criminalità organizzata e che per uno degli imputati si è trattato invece, come ha gridato in aula dalla gabbia, di “una sentenza razzista perché siamo calabresi”. Il 14 marzo 2011 Flachi, che era ritornato libero da pochi mesi dopo anni di cella per omicidio, venne arrestato su ordine del gip Giuseppe Gennari, assieme ad altre 34 persone molte delle quali, già giudicate in primo grado con rito abbreviato e per le quali domani comincerà il processo in appello. Il bliz di due anni fa era scattato in seguito all'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Paolo Storari e Galileo Proietto e che aveva ricostruito la “mappa” delle attività illecite della cosca Flachi in Lombardia. L'indagine aveva fatto emergere la “militarizzazione” del territorio da parte degli affiliati, ma anche i contatti con il mondo della politica, della sanità e dello spettacolo, come i rapporti tra il presunto boss Paolo Martino e l'agente dei vip Lele Mora (non è stato indagato). Secondo la Dda di Milano, la cosca di Pepè Flachi - 62 anni, ai domiciliari perché malato - avrebbe gestito aziende nel settore del movimento terra, si sarebbe “occupata” della security dei locali della movida e di alcuni negozi sotto la metropolitana milanese. In più i presunti affiliati avrebbero estorto soldi ai venditori di panini dei chioschi, “piazzati” sempre nelle strade della movida milanese, e si sarebbero infiltrati, tramite la società Mfm, nell'attività della multinazionale Tnt e, in particolare, nel servizio di distribuzione di pacchi e lettere. Inoltre, secondo le indagini, la cosca avrebbe cercato di “canalizzare” le preferenze “elettorali” alle Regionali del 2010. I Flachi, per il gip, in quell'occasione avrebbero deciso di “sostenere la candidata Antonella Maiolo (non indagata, ndr)”. Secondo i pm, inoltre, i presunti boss avrebbero anche organizzato riunioni in alcuni uffici degli ospedali Niguarda e Galeazzi. Per questo oggi i giudici della settima sezione penale, presieduti da Aurelio Barazzetta, hanno anche condannato, tra gli altri, Emanuele Flachi, fratello di Pepè, a 13 anni e 4 mesi, a 17 anni il presunto “faccendiere” della cosca Paolo Martino, e Giuseppe Romeo a 16 anni e 4 mesi. Inflitti anche 16 anni e 11 mesi a Cesare Colombo e 14 anni a Giuseppe Amato. Nel corso della requisitoria il pm Storari aveva, tra l'altro, sottolineato come “23 testimoni” avevano ritratto in aula per paura le dichiarazioni messe a verbale in indagini. Unica parte civile il Comune di Milano, a cui è stata riconosciuta una provvisionale di 150 mila euro. Un imputato, invece, è stato assolto e ad altri sono stati confiscati bar, auto e orologi di marca.

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di Valerio Esca
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