Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

L'Italia divisa e polemica nel giorno della liberazione

25 aprile di fuoco, Zaia:"L'Anpi come i Vietcong"


25 aprile di fuoco, Zaia:'L'Anpi come i Vietcong'
25/04/2010, 11:04

Che sarebbe stato un giorno della liberazione particolarmente schiavo di polemiche, scissioni e strascichi pre e post-bellici se lo aspettavano un po' tutti e, difatti, questa domenica 25 aprile divide letteralmente l'Italia; per molti versi la trascina anche indietro nel tempo.
Simbolo emblematico di un paese  confuso ed impantanato in battaglie che dovrebbero essere terminate da tempo è proprio la capitale: a Roma, infatti, si celebrano i partigiani caduti e, al contempo, si innalzano bandiere a lutto per ricordare Benito Mussolini. Sui muri scompaiono le scritte "Resistenza" e si scorgono quelle contro Alemanno e le amministrazioni accusate di essere neofasciste.

POLVERINI PESANTEMENTE CONTESTATA
Sempre a Roma un coro assordante di fischi e "buu" ha impedito a Renata Polverini di fare il proprio discorso sul palco allestito a Porta San Paolo. Per la neogovernatrice anche lancio di ortaggi tra cui uova marce e qualche fumogeno. Colpito ad un occhio probabilmente da un frutto anche il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. In ogni caso, sia Zingaretti che la neo governatrice, sono stati letteralmente costretti a fuggire via a causa dell'asprissima contestazione della folla; questo nostante sul palco con loro fosse presente anche il presidente dell'Anpi Massimo Rendina che ha invitato più volte alla calma. Tra i vari, particolarmente significativo lo slogal urlato:"Polverini vattene a Casa Pound, fascista e ipocrita".
Di certo, comunque, la contestazione fascista di presunti fascisti non rappresenta la maniera più civile di ricordare il giorno della liberazione.

A Milano, un gruppo di circa 50 antifascisti vecchia scuola impedisce la manifestazione in ricordo di Sergio Ramelli, giovane missino assassinato 35 anni fa dal movimento "avanguardia operaia". Per stemperare un clima sempre più esasperato ed ottusamente ideologico, il presidente del Senato Renato Schifani ha annullato il suo omaggio per tutti i caduti di guerra nella piazza di Vittorio Veneto a Palermo e, con sommo gradimento degli ex partigiani, ha optato per una più schierata celebrazione davanti alla stele del partigiano Nicolò Barbato e alla lapide dei Caduti.
Ma la fiamma della polemica continua ad ardere in praticamente tutte le regioni. Qualche esempio? A Pordenone il Pd si dice "sconcertato" dopo le dichiarazioni del presidente della Provincia Alessandro Ciriani che osserva"l’Italia è stata liberata dagli anglo-americani, aiutati dai partigiani, ma non certamente da quelli “rossi” che erano al soldo di potenze straniere per esportare il comunismo".
Sempre al nord, nel veneto, Luca Zaia si dice "stanco delle polemiche", paragona l'Anpi ai Vietcong (ma non erano i giapponesi nel pacifico? ndr) e sbotta:"Dopo 65 anni non sanno che la guerra è finita". Ma la nostalgia colpisce anche il sud, più in particolare la cittadina pugliese di Locorotondo dove, sui muri, sono stati attaccati numerosi manifesti a lutto per celebrare Mussolini e i caduti della Rsi.
Anche il Liguria non mancano gli strattoni tra fazioni avverse e perennemente in guerra e, in particolare a Santa Margherita Ligure, è la scelta del sindaco Roberto De Marchi (Pd) a far indignare l'Anpi. De Marchi ha infatti la "colpa" di voler intitolare alle vittime delle foibe il giardino pubblico che si trova in via Gramsci; una scelta che, a quanto pare, è ritenuta in conflitto dagli irriducibili della falce e martello. Probabilmente, però, bisognerebbe ricordare un po' a tutti che il 25 aprile non è una festa di celebrazione veterocomunista ma, appunto, una festa di liberazione nazionale avvenuta grazie all'azione di un gruppo incredibilmente eterogeneo di forze composto non da "rossi" ma in primis da antifascisti. Oggi dovrebbe essere una festa italiana e invece, come sempre accade in questo giovane e puerile paese, tutto viene strumentalizzato e banalizzato fino all'estremo; perdendo contatto con l'attualità e rimanendo bloccato ad oltre 50 anni fa.

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©