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La commemorazione oggi con le autorità locali

30 anni fa veniva ucciso Piersanti Mattarella


30 anni fa veniva ucciso Piersanti Mattarella
06/01/2010, 11:01

PALERMO - Un uomo esce dalla propria casa di via della Libertà 147 a Palermo. Sale in macchina, una FIAT 132, ma prima che riesca ad avviare l'auto alcuni uomini si avvicinano e sparano diversi colpi contro il guidatore. L'uomo morirà poco dopo in ospedale. L'episodio avvenne il 6 gennaio del 1980 e l'uomo in questione era Piersanti Mattarella, un politico della DC che voleva che si mantenessero le distanze tra la politica e la mafia. E proprio questa scelta causò la sua morte. La mafia infatti lo colpì, dopo essere venuta a sapere, grazie ai suoi infiltrati nelle istituzioni, che Mattarella rifiutava la scorta nei giorni di festa. Voleva che i poliziotti trascorressero le feste con i familiari. E così, quando uscì quella mattina per andare a messa, i killer lo aspettavano per ucciderlo.
Oggi, a 30 anni di distanza, ancora non si sa chi premette il grilletto. Ma ci sono le solite, sterili commemorazioni. Una corona di fiori depositata in via della Libertà, nel luogo dove Mattarella fu ucciso; cerimonia con i rappresentanti delle istituzioni: il Presidente della Regione Raffaele Lombardo, il Presidente della Provincia Giovanni Avati, il Sindaco di Palermo Diego Cammarata, il capogruppo del Pd all'Ars Antonello Cracolici. E poi i familiari di Mattarella, giudici, esponenti delle forze dell'ordine.
Ma è questa la commemorazione che coloro che furono uccisi dalla mafia meritano? Infatti Mattarella fu ucciso in un momento dove la violenza mafiosa in Sicilia era al massimo: a luglio era stato ucciso Boris Giuliano, allora capo della Squadra Mobile di Palermo; a settembre il Giudice Terranova e il Maresciallo Mancuso; e il giornalista Mario Francese, il segretario provinciale della Dc Michele Reina, e tanti altri. Ma queste persone, insieme a tutti gli altri che sono stati uccisi prima e dopo quella data, vicino o lontano da Palermo, meritano un'altra commemorazione: quella ottenuta eliminando la mafia. Cosa che non si fa arrestato i cosiddetti "gruppi di fuoco", ossia i killer, che hanno una importanza limitata. La lotta alla mafia si fa colpendo la linfa vitale: i flussi di denaro e i contatti e legami col mondo politico ed imprenditoriale. E' lì che bisogna colpire, ma a quanto pare nessuno sembra notare questo dettaglio. I tanti arresti di boss che non sono boss, ma semplici esecutori di ordini che vengono dall'alto servono solo a distrarre la popolazione e ad illuderla.

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di Antonio Rispoli
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