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Vince "sì" al referendum in Fiat, ma è una vittoria di Pirro

A Pomigliano anche il ricatto funziona male


A Pomigliano anche il ricatto funziona male
23/06/2010, 08:06

Alla fine a Pomigliano d'Arco il referendum sul futuro dei lavoratori è stato effettuato e con il risultato che ci si aspettava: la vittoria dei sì (2888, pari al 63,4% dei lavoratori che hanno votato) rispetto ai no (1673, pari a circa il 36%). Ma è una vittoria di Pirro per la Fiat, per diversi motivi. Innanzitutto c'è stato un operaio ogni tre che si è dichiarato disposto a perdere il proprio posto di lavoro pur di salvare i diritti suoi e dei suoi colleghi e soprattutto la propria dignità di essere umano, che non si piega davanti ad un ricatto vergognoso quale quello portato avanti dalla Fiat. Infatti, c'è da ricordare che le alternative della Fiat erano chiare ed esplicite: o gli operai accettavano un accordo nel quale rinunciavano ai loro diritti, persino a quelli costituzionali come il diritto di sciopero; oppure perdevano il posto di lavoro. Come si vede una pressione non da poco; eppure 1673 persone hanno avuto la forza di dire di no, e questo è un fatto importantissimo.
Il secondo sono le percentuali. In base alle ultime elezioni delle RSU, la Fiom e gli Slai-Cobas - i sindacati che si opponevano all'accordo - raggiungono più o meno il 20%. Quindi almeno altrettante persone, pur non aderendo a questi sindacati, ne hanno condiviso il no alle imposizioni ottocentesche dell'azienda. Da qui il corollario: la Fiat avrà anche avuto la magggioranza nel referendum, ma ha perso la faccia, la dignità e tuto il resto. E adesso si trova in una situazione che, in un altro Paese sarebbe imbarazzante: deve investire come promesso per mantenere la produzione della Panda, ma deve farlo sapendo che ha al suo interno una quinta colonna di operai scontenti ed incazzati che faranno di tutto, legalmente parlando, per mettere i bastoni tra le ruote ed impedire che abusino della loro posizione di forza. Ho detto "in un altro Paese" non a caso; qui in Italia questo problema non si pone. Infatti il governo, tramite gli interventi del Ministro al Welfare Maurizio Sacconi, ha dimostrato la propria volontà di aiutare la Fiat a cancellare i diritti dei lavoratori. Anche i sindacati hanno dato una mano, in questo senso. Persino la Fiom, quando ha detto no, si è trovata a dover combattere con il segretario confederale della Cgil, Epifani, che ne ha apertamente sconfessato l'operato. Adesso tutti quanti cantano vittoria, tanto Sacconi quanto i sindacati ostili al futuro dei lavoratori (perchè così vanno definiti tutti i sindacati, esclusi appunto Fiom e Slai-Cobas, almeno questa volta). Ma i problemi sono ben altri.
Secondo gli accordi, la Fiat dovrebbe smantellare in Polonia e trasferirsi a Pomigliano, ma la proposta di Pomigliano e il referendum hanno fatto arrabbiare non poco i polacchi, Quindi non dovrebbe poter restare lì. Ma l'azienda avrà il coraggio di mantenere i propri impegni? La proposta migliore che si potrà avere per gli operai campani è quella di un rinvio di tre anni o forse quattro. Il tempo di prendere accordi per trasferire tutta la produzione in Cina, India o qualche altro Paese dove il costo del lavoro è un decimo di quello italiano e dove i lavoratori stanno anche 24 ore di seguito, perchè altrimenti non hanno di che mangiare. Il tutto sempre potendo contare sul pieno appoggio del nostro governo e su una disinformazione professionista che dimentica sempre di esaminare i punti cruciali della vicenda.

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di Antonio Rispoli
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