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Giornata di protesta nel centro cittadino

Abbattimenti, tricolore bruciati davanti alla Prefettura


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Abbattimenti, tricolore bruciati davanti alla Prefettura
11/02/2010, 16:02

NAPOLI – Non si tratta di case della camorra. Non si tratta di speculazioni edilizie, né di investimento finanziato dal ricco imprenditore di turno ansioso di diventare sempre più ricco. Si tratta di case modeste, quattro mura e un tetto, costruite da chi lavora per tutto il giorno.
Le case della povera gente, quella che al mattino deve lavorare per mangiare, che non si arricchisce comprando un suolo agricolo e costruendovi un condominio o un centro commerciale.
Stamattina erano in diverse centinaia a sfilare lungo via Medina, davanti alla Prefettura, fino a Palazzo San Giacomo. Protestavano contro le decisioni delle Istituzioni di usare il pugno di ferro contro le abitazioni abusive. Davanti alla Prefettura sono state anche incendiate alcune bandiere tricolori, gesto dal valore simbolico fortissimo, ad indicare la lontananza di quelle Istituzioni che dovrebbero essere vicine al cittadino ma che, nei fatti, adesso gli stanno portando via l’unico tetto che possiede.

Lasciando intatte le ville milionarie spuntate durante la notte ed utilizzate nei mesi estivi, andando a colpire le case modeste, tirate su da operai mattone dopo mattone ed utilizzate come prima (ed unica) casa. Per viverci, non per guadagnarci.

Abusive, certo. Illegali, sicuramente. E probabilmente anche da abbattere. Ma non ora, non in questo modo. Non se significa lasciare persone in mezzo alla strada, privare famiglie dell’unico bene materiale sul quale, anche se con apprensione continua, potevano contare. Ma la linea politica è ferrea: non rimediare a gravi mancanze, agire quando è il cittadino a porre rimedio a situazioni insostenibili.

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di Nico Falco
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