Cronaca / Giudiziaria

Commenta Stampa

Per l'ex Imam di Milano risarcimento di 1,5 milioni

Abu Omar: condannati ex vertici Sismi, 10anni a Pollari

Lo hanno stabilito i giudici della Corte d'Appello di Milano

Abu Omar: condannati ex vertici Sismi, 10anni a Pollari
12/02/2013, 18:53

MILANO - Non è solo colpa della Cia. Anche gli ex vertici del Sismi sono responsabili del sequestro dell'ex imam della moschea di Milano, Abu Omar, che il 17 febbraio del 2003 venne rapito nell'ambito di una operazione “post-11 settembre2 di “extraordinary rendition” e portato in Egitto, dove venne torturato. Lo hanno stabilito i giudici della Corte d'Appello milanese con una sentenza “clamorosa” che ha ribaltato due precedenti giudizi di primo e secondo grado, suscitando lo “sconcerto” delle difese. A dieci anni di reclusione è stato condannato l'ex direttore del servizio segreto militare, Nicolò Pollari, mentre nove anni sono stati inflitti all'ex numero due, Marco Mancini, e 6 anni ad altri tre “007”. Lo stesso generale Pollari si è detto “sconcertato”. “Non voglio fare paragoni - ha spiegato - ma ricordo che anche Tortora fu condannato a 10 anni”. Non se l'aspettavano i suoi difensori, gli avvocati Titta e Nicola Madia, che hanno sottolineato come il generale sia stato condannato “nonostante il segreto di Stato apposto da tre diversi governi”, segreto che, tra l'altro - come hanno sempre sostenuto i legali - gli ha anche impedito di difendersi. Proprio quel segreto di Stato che la Cassazione, lo scorso settembre, ha dichiarato parzialmente illegittimo perché troppo esteso, annullando così i proscioglimenti ottenuti dai cinque imputati ex Sismi in primo e secondo grado e rimandando gli atti alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio che si è chiuso oggi. Bisogna ricorrere al segreto di Stato solo quando è “indispensabile” perché è di ostacolo alla “trasparenza”, scrisse nelle motivazioni la Suprema Corte che evidenziò anche come “l'eventuale partecipazione di agenti del Sismi al rapimento di Abu Omar avvenne a titolo personale” e non fu un'azione istituzionale del servizio segreto. Sulla base della sentenza della Cassazione, i giudici della quarta sezione della Corte d'Appello (presidente Luigi Martino) hanno prima acquisito i verbali resi in fase di indagini da alcuni “007” (non erano mai entrati prima nei processi perché coperti dal segreto) e poi hanno inflitto le condanne. E senza fermarsi di fronte alle posizioni assunte dal Governo. L'esecutivo Monti, infatti, per due volte nei giorni scorsi, prima delle udienze dell'appello “bis”, ha inviato lettere a Pollari e Mancini per confermare l'apposizione del segreto di Stato, così come avevano fatto negli anni i governi Berlusconi e Prodi. Non solo. Venerdì scorso, la Presidenza del Consiglio ha sollevato davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato “contro” la sentenza della Cassazione di settembre e l'ordinanza con cui i giudici d'appello hanno acquisito i verbali. La Suprema Corte, infatti, secondo l'avvocatura generale dello Stato, non avrebbe potuto annullare i proscioglimenti per gli ex vertici Sismi. Con il ricorso alla Consulta il Governo ha rivendicato “l'integrità delle proprie attribuzioni costituzionali nell'esercizio dell'attività politica volta alla tutela della sicurezza dello Stato che (...) si è concretata nell'apposizione del segreto di Stato (...) anche in ordine al fatto storico del sequestro di Abu Omar”. Queste “attribuzioni”, secondo l'avvocatura dello Stato, sono state “lese” dalla Cassazione. Con il ricorso “in ballo”, comunque, in molti stamani, e non solo le difese, si aspettavano che i giudici sospendessero il processo e “bloccassero” quindi la sentenza in attesa della decisione della Consulta. Il collegio, invece, ha “tirato dritto” e, “messo da parte” il segreto di Stato, ha emesso le condanne. Altre cinque per il caso Abu Omar che vanno ad aggiungersi alle 25 già definitive (23 per agenti della Cia) e ad altre tre in un appello “stralcio” dei giorni scorsi, tra cui i 7 anni all'ex capo della Cia in Italia, Jeff Castelli. Pollari e Mancini, dunque, rischiano di finire in carcere, qualora il verdetto venga confermato anche dalla Cassazione, a cui le difese faranno ricorso. Allo stesso tempo, però, se la Consulta accogliesse il ricorso del Governo la sentenza di oggi potrebbe essere annullata. E pesa anche il “rebus” prescrizione (scade nel marzo 2014): se la Cassazione, infatti, si fermasse per attendere la decisione della Consulta (ci potrebbe volere anche un anno), senza “congelare” i termini, potrebbe scattare la “tagliola”. Intanto, all'ex imam e a sua moglie i giudici milanesi hanno riconosciuto un risarcimento da 1,5 milioni di euro.

Commenta Stampa
di Valerio Esca
Riproduzione riservata ©