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Abusi in comunità, annullata l'assoluzione per monsignor Cavallini


Abusi in comunità, annullata l'assoluzione per monsignor Cavallini
06/09/2010, 18:09

"Non si può e non si deve ignorare che dall'intero processo emerge chiara la totale inerzia dell'imputato Cavallini a qualsiasi livello (anche il più modesto intervento verbale censorio)". Così i giudici della Cassazione, ripresi anche da Affaritaliani, hanno giustificato l'annullamento in appello della sentenza di assoluzione della quale aveva inizialmente beneficiato monsignor Renzo Cavallini; ex rettore della comunità di accoglienza per ragazzi Casa del Giovane la Madonnina accusato di concorso in violenza sessuale aggravata per non aver impedito all'operatore laico Massimiliano Azzolini di abusare sessualmente di due giovani  (un 17enne ed un 18enne) ospiti del centro di via Falck nel non troppo lontano 2003.
Come ricordano i quotidiani, Azzolini, era già stato condannato in primo grado a scontare 4 anni ed 8 mesi di reclusione per violenza sessuale.  A colui che all'epoca dei fatti era anche responsabile del Convitto lavoratori, inoltre, fu in aggiuna imputato il reato di violenza privata ai danni di un giovane straniero. Azzolini, infatti, aizzò il proprio cane da guardia (che rispondeva solo ai suoi comandi) contro il ragazzo e, subito dopo, alle quattro del mattino, costrinse quest'ultimo a fare un doccia completamente nudo ed in sua presenza.
Questi ed altri gravissimi abusi furono riferiti con dovizia di particolari a Cavallini che però, nonostante avesse l'obbligo giuridico (oltre che morale) di denunciarli, scelse la via dell'insabbiamento e del colpevole silenzio. Dopo la prima condanna a 4 anni per concorso in violenza, dunque, il monsignore è stato assolto dai giudici in secondo grado a causa della "non sostenibilità dell'esistenza dell'elemento psichico". Per i magistrati, infatti, il prelato non si sarebbe reso conto del rischio corso e dei traumi patiti dagli ospiti del centro a causa della sua omertà.
Un tipo di motivazione che è stata però ritenuta assolutamente non valida dai giudici della Cassazione che, come già precisato in incipit d'articolo, hanno difatti ritenuto di annullare la precedente sentenza poichè "già di fronte alla prima e anche più modesta segnalazione, deve scattare la responsabilità del preposto che deve intervenire, chiarire e adottare i provvedimenti più opportuni del caso per prevenire il rischio di ripetersi di episodi del genere (e ciò ancor prima che si valichi la soglia del penalmente rilevante".
Un ragionamento in effetti più che condivisibile e che verrà a questo punto sottoposto all'attenzione di una nuova sezione della Corte d'appello al fine di procedere al pronunciamento di un nuovo giudizio; magari più sensato e responsabile di quello espresso in secondo grado.

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di Germano Milite
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