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Dopo 32 anni l'omicidio di Valerio è senza colpevoli

Addio a Carla Verbano, la morte del figlio resta un mistero

Ha lottato per 32 anni in cerca della verità

Addio a Carla Verbano, la morte del figlio resta un mistero
05/06/2012, 22:06

ROMA – E’ morta Carla Verbano, madre di Valerio, il giovane di sinistra ucciso dai neofascisti nel febbraio del 1980. La notizia sta rimbalzando ora sui social network. “Se n’è andata questa sera Carla Verbano - si legge nel messaggio inviato sui social network-. Ci ha lasciato dopo aver lottato a lungo e con tenacia contro un male che da anni la tormentava”. “Per noi - scrivono gli attivisti - Carla non è stata solo la madre di un compagno assassinato, Valerio, l'esempio di una donna e di una madre che fino all'ultimo ha lottato per avere verità e giustizia sull'omicidio del figlio, ma anche un'amica e una figura importante per le nostre vite e per le nostre battaglie. Una compagna e una amica che abbiamo avuto vicino nei momenti difficili così come in quelli più felici”. Questa sera alle 22, si apprende, ci sarà una riunione degli amici e delle amiche di Carla sotto la sua abitazione. 
Il fatto - E' il 22 febbraio del 1980 quando tre ragazzi armati, con il volto coperto, entrano nella casa di via Montebianco 114, a Roma, dove abita Valerio Verbano con la sua famiglia. Valerio, 18 anni, militante del comitato di Lotta Valmelaina, gruppo considerato emanazione di Autonomia Operaia, non è ancora tornato a casa dalla scuola, il liceo scientifico Archimede. Sono circa le 13. I tre ragazzi dicono ai genitori, Carla Zappelli e Sardo Verbano, di essere amici di Valerio, poi però li legano e li imbavagliano. Mentre attendono l'arrivo del giovane rovistano nella sua stanza. Passano circa 50 minuti prima che Valerio rientri a casa. Cinquanta minuti interminabili. Quando Valerio apre la porta di casa si trova davanti i tre, c’è una colluttazione, poi un colpo di pistola. Il proiettile gli entra nella spalla sinistra e gli recide l'aorta. Il giovane muore prima dell'arrivo dei vicini, che, sentito lo sparo, raggiungono l'appartamento. Lì trovano i genitori legati. Nella concitazione della fuga i tre ragazzi lasciano un paio di occhiali da sole, un guinzaglio per cani e una pistola. Per terra viene poi trovato un bottone. Le indagini partono dalla testimonianza di un vicino, che dice di aver visto i tre ragazzi. Grazie alla sua testimonianza si ricostruisce un identikit. L'uomo aggiunge di aver visto il giorno prima quei tre parlare con Valerio. Versione in seguito ritrattata dallo stesso vicino che si scusa con il padre di Valerio. “Ho un figlio di 15 anni”, gli dice al telefono. L'omicidio viene rivendicato più volte da diversi gruppi, tra cui il Gruppo Proletario Rivoluzionario e i Nar. Quella che più convince gli inquirenti, anche se smentita più volte dai Nar, è la seconda rivendicazione. Al telefono qualcuno riferisce un dettaglio che non era ancora stato reso noto: Valerio è stato ucciso con una calibro 38. Anche la prima telefonata, in cui viene riferito che Valerio Verbano sarebbe stato ucciso perchè accusato di essere una spia della polizia, viene smentita il giorno successivo dal Gruppo Proletario Rivoluzionario. Oltre alle diverse rivendicazioni, sono in molti, tra cui anche alcuni pentiti, a raccontare le loro verità sull'omicidio, ma nessuna di queste trova riscontri. Carla Zappelli, la madre del giovane militante, morta oggi, è stata sempre schierata in prima linea per ottenere la verità sulla morte del figlio. Due anni fa sono state riaperte le indagini sul caso, che era stato archiviato senza un colpevole, e Carla Verbano ha ricominciato a sperare. Lo scorso anno due persone sono state iscritte sul registro degli indagati con l'accusa di omicidio volontario. Entrambi all'epoca gravitavano negli ambienti della destra romana. Secondo quanto emerso dalle indagini svolte dai carabinieri del Ros, uno degli indagati risiederebbe all'estero. Poi a ottobre scorso è stato isolato il dna presente sugli occhiali lasciati in casa Verbano da uno dei ragazzi che lo hanno ucciso. Un elemento che aveva fatto confidare nella possibilità di rintracciare almeno uno di quei tre. Ma ad oggi, a 32 anni dal delitto, l'omicidio di Valerio resta ancora un mistero.

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di Valerio Esca
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