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Il decano dei giornalisti di Repubblica muore a 67 anni

Addio a Passalacqua, cronista che raccontò gli anni delle Br


Addio a Passalacqua, cronista che raccontò gli anni delle Br
09/09/2010, 16:09

MILANO - Dagli anni di Piombo sino alla Seconda Repubblica, storie di un Paese attraversato dall’incubo della lotta armata e che poi ha conosciuto terremoti politico-giudiziari che hanno portato alla fondazione di movimenti indipendentisti a nord dello stivale. Decano del giornalismo che ha rischiato la vita per raccontare gli anni delle P38 e delle bombe. Questa l’Italia vista dagli occhi di Guido Passalacqua, grande cronista che ha raccontato le vicissitudini di una nazione prima per Panorama e poi a Repubblica. Un giornalista di razza che se ne va all’età di 67 anni, lasciando un gran vuoto nel mondo della carta stampata e dei media. La notizia della sua morte, avvenuta questa notte a Milano in una stanza dell’hospice Vidas, è stata accolta con grande commozione da tutto il mondo politico.
Nato a Brescia, figlio di un professore di liceo classico e di una maestra elementare, si era trasferito a Pavia per frequentare l'università e da qui era arrivato a Milano. Innamorato del giornalismo e della politica, aveva cominciato a collaborare con il Panorama di Lamberto Sechi e poi era diventato direttore. Passalacqua fu un attento osservatore degli anni del terrorismo e fu vittima di un attentato di un gruppo milanese, colpito alle gambe. Seguì poi la lunga stagione della Lega, fino a scrivere un bellissimo libro "Il vento della Padania". Raccontò la nascita della Lega, la sottovalutazione della sinistra, a partire da un documento della Fiom Cgil lombarda che segnalava nel '91 "una forte crescita di sentimenti di localismo e intolleranza". Un allarme inascoltato. Passalacqua è stato sempre rispettato dalla Lega, il ministro Calderoli ha subito espresso il suo dolore e le sue condoglianze. “Sempre di un eleganza un po' demodé, leggeva di tutto e aveva una grandissima cultura. Aveva pensato che gli sarebbe piaciuto finire la sua vita nella casetta sulle colline del pavese che aveva comprato e messo a posto, orgoglioso di aver fatto da solo, con le sue mani, "i muretti a secco", il ricordo della collega Cinzia Sasso pubblicato dal sito di Repubblica. Guido è stato anche un dirigente di Repubblica e un militante del sindacato. Da tempo era malato: lascia un grande vuoto nella sua famiglia e nell'intero mondo del giornalismo.

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di Davide Gambardella
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