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La denuncia è del quotidiano britannico “The Guardian”

Africani lasciati morire in mare: dalla Nato un’indagine

La portaerei francese Charles de Gaulle negò il soccorso

Africani lasciati morire in mare: dalla Nato un’indagine
09/05/2011, 17:05

ROMA – La Nato ha deciso di avviare un’indagine in relazione alla denuncia, venuta alla ribalta mondiale, del quotidiano britannico “The Guardian”, secondo cui autorità militari dell’Alleanza Atlantica avrebbero lasciato morire di fame e di sete 61 immigrati partiti dalle coste libiche, alla volta di Lampedusa.
La vicenda, “inconcepibile” qualora dovesse essere confermata, e sulla quale è doveroso fare chiarezza, risale alla fine di marzo: una barca con 72 persone a bordo, tra cui donne, bambini e rifugiati politici, rimase alla deriva per 16 giorni, nell’attesa dei soccorsi. Solo 11 persone delle 72 alla fine sono sopravvissute, anche se una di queste è morta subito dopo l’approdo. Secondo la ricostruzione del quotidiano britannico, la nave contenente le 72 anime e partita dalla Libia il 25 marzo, sarebbe entrata in difficoltà dopo solo 18 ore di navigazione. Di conseguenza, il 29 marzo la barca si sarebbe ritrovata accanto a una portaerei della Nato, la quale, però, non avrebbe fatto nulla per soccorrere i migranti in difficoltà. Gli immigrati, stando a quanto ricostruito, avrebbero lanciato anche cenni di aiuto e mostrato i due neonati presenti a bordo, ma inutilmente, perché la portaerei della Nato non sarebbe intervenuta in alcun modo. Sempre nella sua denuncia, il quotidiano “The Guardian” punta il dito nei confronti della portaerei francese Charles de Gaulle. Sarebbe stata questa, infatti, l’alleata che avrebbe lasciato l’imbarcazione andare alla deriva per settimane.
Le autorità francesi dal canto loro hanno inizialmente negato la loro presenza nella zona, ma di fronte ai riscontri mostrati dal “The Guardian” un portavoce ha negato di rilasciare ogni commento. Dinanzi a tale tragedia, la Nato ha appunto deciso di avviare un’indagine, volta a verificare quali unità militari si trovassero nell’area interessata alla fine di marzo. Una notizia che, qualora confermata, dovrebbe concludersi con una netta punizione nei confronti di chi ha contribuito a fare in modo che questa tragedia del mare si consumasse. Questo di sicuro non ridarebbe la vita alle persone morte, ma gli renderebbe comunque onore allo stesso modo in cui onorerebbe chi, invece, ha rispetto del diritto-dovere di salvare vite umane in mare.

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di Antonio Formisano
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