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"Necessaria immediata riforma organica sul diritto d'autore"

Agcom:"Non vogliamo essere gli sceriffi del web"


Agcom:'Non vogliamo essere gli sceriffi del web'
11/05/2010, 21:05

ROMA - Si chiama "Indagine conoscitiva sul diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica" il progetto d'azione di monitoraggio del web presentato oggi dall'Agcom alla Luiss. Il presidente della società Corrado Calabrò, ci tiene però fin da subito a precisare che "non vogliamo vestire il ruolo di sceriffi di internet" e che, un'apposita autorizzazione pensata solo per determinati contenuti diffusi nella rete "sarebbe stato un provvedimento restrittivo e inutile". Per Calabrò occorre dunque una regolamentazione per garantire maggior tutela agli autori del materiale diffuso sul web ma, al contempo, è impensabile raggiungere un accordo tra le parti che non permetta ad un singolo soggetto di decidere "dall'alto" cosa sia legittimo e cosa no.
Il discorso del presidente Agcom palesa inequivocabilmente i numerosi nodi ed interessi che caratterizzano la gestione democratica del web. L'industria dei contenuti è preoccupata infatti delle risorse materiali che vengono disperse tramite l'uso incontrollato del mezzo internet e del fatto che, la rete, venga utilizzata principalmente per scaricare video "con una cattiva qualità per tutti gli utilizzatori e per le piccole imprese e i professionisti, che hanno un cospicuo traffico dati". Le ricerche di tali contenuti video attraverso i grossi "search engine", quindi "non solo sottraggono introiti legittimi agli autori di contenuti e agli operatori di telecomunicazione ma scoraggia gli investimenti necessari a sostituire i cavi in rame con quelli in fibra ottica".
Al Parlamento è dunque richiesta una celere ed efficace riforma organica sul diritto d'autore che tenga però conto del principio sancito dalla Ue che stabilisce che ogni tipo di limitazione del web è permessa "solo se appropriata, proporzionata e necessaria nel contesto di un a società democratica".

10 MILIARDI DI EURO ALLA PIRATERIA
Durante la conferenza sono stati presentati anche i dati riguardanti i costi (in termini di mancato incasso per i copyright) della pirateria audio-visiva in Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Spagna. In tutto, gli autori, hanno dovuto rinunciare ad introiti pari a 10 miliardi di euro a causa del mercato parallelo e, la situazione, potrebbe peggiorare ed arrivare fino a 56 miliardi entro il 2015 a causa dell'incremento esponenziale del file-sharing.

PROPOSTE RISOLUTIVE
Come si legge sul Sole 24 Ore, sono state avanzate alcune proposte d'azione per combattere il fenomeno della pirateria e garantire una minor dispersione di ricchezza per i già facoltosi titolari dei diritti d'autore. In pratica, infatti, l'Agcom propone agli Isp di fornire periodicamente i dati d'accesso riferiti al traffico registrato conservando però l'anonimato e fornendo le informazioni in maniera aggregata. In più, come intuibile, l'Autorità garante chiede di essere messa in condizione di agire in prima persona per rimuovere i contenuti ritenuti illeciti e per monitorare il web.
Tuttavia, dare tutta la colpa alla pirateria (quasi sempre resa necessaria dai prezzi esorbitanti ed ingiustificati degli "originali"), sarebbe decisamente cialtrone, superficiale e fuorviante come approccio. Come ricorda anche proprio un consigliere Agcom, difatti, la causa della crisi dell'industria dei contenuti deve essere anche imputata al taglio del Fondo unico per lo spettacolo, all'assegnazione dei diritti residuali dei produttori dopo il decreto Romani, al rispetto delle quote d'investimento, alla gestione dei diritti nelle piattaforme alternative e alla concentrazione nel settore televisivo. In ultimo, a tutti i motivi elencati, potrebbe anche aggiungersi la patologica e spesso vergognosa avidità di certi soggetti che agiscono nel settore come autentiche sanguisughe.

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di Germano Milite
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