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Sconvolgenti gli atti del seminario fatto a novembre

Agesci: "Scout gay? Vadano dallo psicologo"


Agesci: 'Scout gay? Vadano dallo psicologo'
04/05/2012, 16:05

ROMA - Doveva essere il seminario che aprisse alla parola "omosessualità" il mondo degli scout. E invece quello tenuto a novembre dalla Agesci è stato un miscuglio di tutti i luoghi comuni più falsi ed insultanti per i gay, di cui la Chiesa è fiero rappresentante.
L'approccio è quello classico: l'omosessualità come sinonimo di anormalità; lo scout che voglia dichiarare la propria omosessualità è solo una persona molto confusa ed affetta da protagonismo, che deve solo andare a farsi curare dallo psicologo; e così via.
Con la solita punta di vittimismo, che non guasta mai, come nell'intervento di padre Francesco Compagnoni, che ha dichiarato di stare in guardia perchè le accuse di pedofilia contro i preti potrebbero provocare episodi di ostilità. E poi ha fatto l'esempio dell'Inghilterra che ha varato una legge che equipara i diritti delle coppie omosessuali a quelli delle coppie eterosessuali. Specificando: "La tesi sottesa in questa affermazione è che l'avere dei figli sia un diritto umano per ogni persona e, se è un diritto umano, neanche una comunità religiosa può sollevare alcuna obiezione. Sarebbe come se un gruppo religioso ammettesse la tortura come pratica lecita: la società civile non può ritenere ammissibile la negazione di un diritto fondamentale (in questo caso all'integrità fisica contro la pratica della tortura) in nome della religione".
Poi si è scagliato contro l'eventualità di capi-scout omosessuali: "Le persone omosessuali adulte nel ruolo di educatore costituiscono per i ragazzi loro affidati un problema educativo. Il capo è il modello per i suoi ragazzi e sappiamo che gran parte dell'effetto educativo dipende dalla esemplarità anche inconscia che proviene dall'adulto. Il capo trasmette dei modelli e i capi che praticano l'omosessualità, o che la presentano come una possibilità positiva dell'orientamento sessuale, costituiscono un problema educativo".
Era presente anche lo psicologo Contardo Seghi, che si è lanciato in teorizzazioni alquanto ardite: "Molto spesso alcune donne lesbiche avevano incontrato maschi brutali. In queste situazioni per la ragazza o per la donna è facilissimo tornare affettivamente a situazioni precedenti, soprattutto se quella dimensione materna (omo-affettiva) è stata positiva e appagante. In questi casi, può facilmente svilupparsi una dimensione omosessuale perché il pensiero inconscio è: 'se il maschio è brutale io trovo più facilmente soddisfazione affettiva con un'altra donna'" (cosa peraltro vera solo in un numero limitatissimo di casi; anche perchè donne del genere sono bisessuali e non omosessuali, ndr).
Il concetto di base, espresso da coloro che hanno parlato, è che gli omosessuali sono eterosessuali latenti, che preferiscono la "depravazione" del rapporto omosessuale anzichè seguire la natura del rapporto eterosessuale. E che quindi sono persone metalmente disturbate, che vanno curate dallo psicologo e che devono restare in castità finchè non recedono dal loro disturbo.
E questi dovrebbero insegnare ai bambini scout? Al massimo ne possono fare dei naziskin.

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di Antonio Rispoli
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