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AGGUATO AL LIDO: SULL'OMICIDIO L'OMBRA DEI CASALESI


AGGUATO AL LIDO: SULL'OMICIDIO L'OMBRA DEI CASALESI
12/07/2008, 13:07

Un atto di vendetta per non aver pagato il pizzo, e forse anche un segnale rivolto agli imprenditori economici della zona affinché non pensino di potersi ribellare all'autorità del clan dei Casalesi: sono le piste prevalenti nelle indagini sull'omicidio di Raffaele Granata, 70 anni, titolare dello stabilimento balneare "La Fiorente" e padre di Giuseppe, sindaco di Calvizzano (Napoli). Proprio il figlio della vittima aveva confermato, ieri, le minacce estorsive rivolte al padre negli ultimi tempi. Ma Granata aveva anche denunciato alle autorità intimidazioni e richieste di denaro nel 1992, sempre da parte dei Casalesi, organizzazione camorristica egemone sul litorale Domizio, tra Castelvolturno e i territori del Napoletano confinanti. Sul delitto indagano i carabinieri di Mondragone e del Reparto Operativo di Caserta, competenti per territorio sulla zona di Marina di Varcaturo - ai confini tra il Napoletano e il comune di Castelvolturno (Caserta) - dove ieri è stato ucciso, nel suo stabilimento, Raffaele Granata, in una stanzetta attigua al bar dell'impianto. Autori materiali dell'omicidio potrebbero essere i componenti del gruppo di fuoco del clan eei Casalesi ai quali si attribuirebbero anche i mortali agguati agli imprenditori Michele Orsi, Domenico Noviello, Umberto Bidognetti, padre del pentito Domenico, e il tentativo di omicidio di Francesca Carrino, nipote di Anna, seconda moglie del boss Francesco Bidognetti, dissociatasi dal clan e  diventata da alcuni mesi collaboratrice di giustizia. E' una delle ipotesi su cui lavorano i carabinieri. Gli investigatori però non escludono il coinvolgimento  nella missione di morte di elementi della malavita organizzata del vicino comune napoletano di  Marano, nell'ambito di uno scambio di favori con i Casalesi. Da sfondo l'ipotesi che  Raffaele Granata sia stato scelto come bersaglio del clan reso celebre da "Gomorra" al fine di riaffermare la vitalità  della cosca, decimata negli ultimi tempi da arresti di esponenti di vertice e di gregari e privata, con la confisca, di beni mobili ed immobili per decine di milioni di euro.  Insomma, la morte di Granata potrebbe anche essere letta come un "avvertimento" agli operatori economici del litorale domiziano. Le indagini proseguono con nuovi interrogatori dei dipendenti dell'imprenditori ma anche di alcune persone che si trovavano sul lido "La Fiorente" al momento dell'irruzione dei sicari, di amici e di persone che, anche per motivi di lavoro, intrattenevano rapporti con l'imprenditore ucciso. Gli investigatori continuerebbero ad escludere l'omicidio per una vendetta trasversale, legata all'attività amministrativa del figlio di Granata, avvocato penalista e  sindaco di Calvizzano.

 

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di Redazione
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