Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Il tentato omicidio ricostruito dalle intercettazioni

Agguato Calabrese, continuano le indagini sul clan Gionta


.

Agguato Calabrese, continuano le indagini sul clan Gionta
07/01/2010, 11:01

TORRE ANNUNZIATA – Si apre un nuovo capitolo nella faida di camorra tra i due clan rivali di Torre Annunziata, i Gallo-Cavaliere e i Gionta. Continua, infatti, l’inchiesta, sul tentato omicidio di Tullio Calabrese, esponente storico del clan Gallo-Cavalieri, che, la mattina del 19 maggio del 2007, scampò ad un agguato messo a segno dagli uomini del clan Gionta. Dopo il processo e le condanne a carico di quattro esponenti dei Valentini, le indagini tornano adesso nelle mani della Direzione distrettuale antimafia. Il Tribunale di Torre Annunziata, infatti, ha disposto che la Dda valuti le responsabilità di altri due ras dei Gionta che potrebbero essere coinvolti nel tentato omicidio. Si tratta di Gennaro Longobardi ed Eduardo Venerando. In particolare Longobardi, è considerato dagli inquirenti il braccio destro di Pasquale Gionta già condannato in primo grado, insieme a tre sicari, proprio per l’agguato a Tullio Calabrese. A mettere nei guai Longobardi e Venerando, una serie di intercettazioni ambientali avvenute a Palazzo Fienga, roccaforte dei Gionta, la mattina del tentato omicidio. Quel giorno gli uomini dei Gionta commentavano la fuga di Tullio Calabrese sottolineando l’imprecisione dei sicari dei Valentini, che fallirono l’agguato che aveva lo scopo di punire un esponente del clan rivale, titolare di un’attività commerciale in una zona di confine del Quadrilatero delle Carceri. Nel corso di una conversazione con due dei killer scelti per eseguire la sentenza di morte, Eduardo Venerando, si sarebbe informato di come si svolsero i fatti quella mattina e se qualcuno avesse visto qualcosa. Longobardi esprimeva invece esprimeva una certa preoccupazione per un’eventuale reazione da parte del clan rivale come ritorsione al tentato omicidio.  Adesso queste nuove prove a carico dei due ras dei Gionta dovranno essere valutate dalla Dda che stabilirà poi se richiedere una misura cautelare nei confronti dei due.
Per il tentato omicidio Calabrese, nel mese di dicembre il Tribunale di Torre Annunziata ha inflitto condanne severe. Trent’anni di carcere per il reggente Pasquale Gionta, figlio del capoclan Valentino, accusato di essere il mandante. Stessa pena  anche per Alfonso Agnello, ritenuto uno degli esecutori materiali del raid. Ventisette anni ciascuno per gli altri sicari incaricati da Pasquale Gionta di eliminare Tullio Calabrese: Giuseppe Coppola e Carmine Savino

Commenta Stampa
di Elisa Scarfogliero
Riproduzione riservata ©