Cronaca / Sangue

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Venti anni fa la vittima uccise suo nipote nel sonno

Agguato nel Napoletano, ucciso sorvegliato speciale


Agguato nel Napoletano, ucciso sorvegliato speciale
30/10/2009, 21:10

NAPOLI – Ancora sangue nel Napoletano, dove poco dopo le 17 di oggi è stato ucciso un uomo nell’ennesimo agguato di stampo camorristico. A cadere sotto i colpi dei sicari Salvatore Caianiello, 65 anni, conosciuto come ‘Mano mozza’, già noto alle forze dell’ordine. L’uomo, scarcerato nel 2007, era attualmente sottoposto alla sorveglianza speciale.
I killer lo hanno raggiunto in via Roma, nel centro di Mugnano, a pochi passi dalla sua abitazione. Caianiello era a piedi. Gli si sono avvicinati in automobile ed hanno aperto il fuoco, colpendolo con numerosi colpi in diverse parti del corpo, anche alla testa.
Sull’episodio indagano i carabinieri. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti, quella che il sessantacinquenne potrebbe essere rimasto vittima della faida tra Scissionisti e Dilauriani, che negli ultimi tempi sta diventano sempre più accesa. 

Venti anni fa Salvatore Caianiello si macchiò di uno degli omicidi più spietati della storia della malavita organizzata napoletana. L’allora quarantacinquenne uccise il nipote, Gennaro Di Stasio, con un colpo di pistola al cuore mentre era immerso nel sonno. Era il 4 novembre del 1989, il ragazzo aveva appena 16 anni. Alla base dell’omicidio, un litigio che c’era stato tra la vittima ed il figlio di Caianiello: una discussione in toni accesi, qualche spintone, erano bastati per sancire la condanna a morte del sedicenne. Dopo l’omicidio l’assassino si diede alla fuga. Il ragazzo fu trasportato dal padre, Carlo, fratello della moglie di Caianiello, e dalla madre, Teresa, all’ospedale Cardarelli. Al pronto soccorso però Gennaro Di Stasio arrivò già morto. I suoi genitori all’epoca nascosero la verità ai carabinieri del gruppo Napoli 2, allora diretto dal colonnello Placido Russo: non vollero dire che a premere il grilletto era stato il boss ‘Manomozza’.
La latitanza di Caianiello durò 10 giorni: i carabinieri di Placido Russo e del capitano Pasquale Angelosanto, l'ufficiale che mise le manette al numero uno della camorra napoletana Carmine Alfieri, arrestarono l'assassino. L’allora 45enne fu trovato alle 9 del mattino da due carabinieri in una villetta di Varcaturo, tra le aree pattugliate dai militari. In un borsone nascondeva una pistola calibro 9 e decine di proiettili. Per l’omicidio del nipote, Caianiello ha trascorso 18 anni in carcere, venendo scarcerato nel 2007. La notizia dell’omicidio di Gennaro Di Stasio provocò una serie di polemiche perché il criminale compì l’omicidio mentre si trovava fuori dal carcere in licenza premio concessagli dal giudice del supercarcere di Fossombrone.

Ha sempre avuto la pistola facile, Mano mozza: nel giugno del '75, nei pressi dell'aeroporto di Grazzanise, il criminale per sfuggire all'arresto apri' il fuoco contro la polizia che aveva circondato la cascina nella quale si trovava. Era in buona 'compagnia': con se' aveva infatti pistola, fucili, mitra e tritolo. Con lui c'era anche Gaetano Di Guida, 'o marziano' ricercato per avere ridotto in fin di vita un agente di custodia e tentato di uccidere due fratelli di questi. Nel conflitto a fuoco di Grazzanise Di Guida fu ferito e poi arrestato. Caianiello invece riusci' a fuggire a bordo di una moto. Un paio di anni piu' tardi fu arrestato in una villa nel napoletano. Temendo di essere ucciso si presento' sulla soglia della villa in compagnia della moglie e tenendo tra le braccia il figlioletto di appena 6 mesi.

Nell’ordinanza di rinvio a giudizio per l’uccisione di un suo ex affiliato, il giudice scriveva: “l’indagine sin qui condotta sulla causale dell’omicidio già conduce ad accentrare l’attenzione, come organizzatore e mandante del crimine, sulla persona di Salvatore Caianiello troppo noto perché si debbano spendere parole sulla figura di astuto e pericoloso criminale”. La vittima, Domenico Mallardo, 24 anni (era nel 1979) aveva tentato di riscuotere da una bisca del centro di Napoli che era sotto la ‘protezione’ di Manomozza. A quel processo, il pm chiese per Caianiello l’ergastolo ma la prima Corte di Assise assolse il criminale per insufficienza di prove. Era il 1980: Caianiello era già stato condannato a 25 anni di carcere per l’uccisione di Tommaso Salvati, impiegato assicurativo di 25 anni, sposato e padre di una bambina di 6 mesi. L’uomo stava tornando a casa dopo aver assistito vittoria del Napoli sul Vicenza per 2 a 1, che portò la squadra partenopea in vetta alla classifica. Con la sua Fiat 500 sorpassò la Fiat 600 di Manomozza: l’uomo lo bloccò e lo uccise a bruciapelo con un colpo di pistola nell’occhio sinistro.

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di Nico Falco
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