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Da 121 giorni nelle mani dei pirati e nessuno spiraglio

Aiutateci: è il grido disperato del comandante della Savina


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Aiutateci: è il grido disperato del comandante della Savina
10/06/2011, 12:06

TORRE DEL GRECO- E’ sempre più drammatica la situazione dell’equipaggio della Savina Caylyn, petroliera della società napoletana Fratelli D’Amato sequestrata dai pirati al largo della Somalia dallo scorso Febbraio. A bordo ci sono ormai solo due italiani: il direttore di macchina Antonio Verrecchia ed il comandante Giuseppe Lubrano Lavadera, gli altri sono stati portati sulla terraferma in una zona desertica. E proprio il comandante con le ultime speranze che gli restano ha scritto una lettera al quotidiano Repubblica per chiedere ancora una volta quell’aiuto che tarda ad arrivare, lo fa spiegando che la situazione diventa di giorno in giorno più difficile perché i pirati sono convinti che ci siano ancora delle scorte di gasolio sulla nave che in realtà non ci sono, ed inoltre sono spazientiti perché il riscatto richiesto non è arrivato e l’ultimatum è scaduto da tempo. Tante sono le umiliazioni che i marinai sono costretti a subire: non gli è concessa alcun che di privacy quindi ogni azione deve essere effettuato davanti ai sequestratori armati fino al collo, le provviste scarseggiano sempre più e la temperatura non aiuta certo la situazione si per sé già disperata. Nessun segnale arriva dalle istituzioni, nessuna notizia sulle trattative che potrebbe  offrire uno spiraglio di luce per l’equipaggio che da 121 giorni è piombato in un incubo che non trova fine: " « Siamo ancora vivi, ma allo stremo delle nostre forze fisiche e mentali. – scrive il comandante - La sera ci addormentiamo in preghiera non sapendo se la mattina saremo ancora vivi. Siamo caduti involontariamente in questa tragedia, non abbiamo commesso alcun crimine, non meritiamo questa sorte... Siamo cittadini italiani come voi».
 

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di Simona Buonaura
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