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Il cantante, amico del sacerdote, tinge la vicenda di giallo

Al Bano e i sospetti: "Hanno aiutato a morire don Verzè?"


Al Bano e i sospetti: 'Hanno aiutato a morire don Verzè?'
31/12/2011, 16:12

Dal dolore ai sospetti. La morte del fondatore dell’ospedale San Raffaele, don Luigi Verzè, ha provocato tutta una serie di reazioni. La più dura, quella del cantante pugliese Al Bano Carrisi, che del fondatore del San Raffaele era amico personale. “Ho sempre visto don Verzè come benefattore. E ora, dopo che tutti sono andati contro di lui, mi chiedo se è morto o l’hanno aiutato a morire – ha accusato Albano -. Quello che ha fatto è sotto gli occhi di tutti. Ha realizzato due gioielli per l’umanità unici: sono l’Università, frequentata da professori del calibro di Cacciari e Ernesto Galli della Loggia, e l’ospedale che è un fiore all’occhiello per l’Italia”. Albano, inoltre, ha messo l’accento anche sulle inchieste che hanno coinvolto don Verzè. “Qualche tempo fa – ha ricordato – mi disse questa frase: avrei mai potuto rubare a me stesso? E poi quello che ha fatto è sotto gli occhi di tutti. A volte leggo delle astrusità terribili che mi inducono a riflettere su dove sia andato a finire il senso di giustizia”. Il cantante, inoltre, ha ricordato i particolari della loro amicizia: “Eravamo molto amici e ho cantato tante volte per lui con la gioia di farlo. La stessa gioia che ho provato quando ho scritto l’inno del San Raffaele. Nella mia vita – ha concluso Albano – ho incontrato padre Pio, Giovanni Paolo II, per sette volte, e Madre Teresa di Calcutta. Tutti e tre sono diventati santi. Sono convinto che una revisione su Don Verzè prima o poi la dovranno fare. E’ doverosa nei confronti di un uomo che ha lasciato su questa terra pezzi di cultura forse inimitabili”.
Le reazioni non sono mancate anche da parte dei politici. Dalle istituzioni, il primo a parlare è stato il ministro della Salute Renato Balduzzi, che ha espresso il suo cordoglio per la morte del prelato e ne ha ricordato “il grande contributo allo stimolo della ricerca biomedica e la capacità di scegliere e valorizzare le eccellenze professionali”. Sui profili “etici e personali, e sulle vicende al vaglio dei magistrati”, ha aggiunto il ministro, “non ritengo mio compito, soprattutto oggi, entrare”.

Tutto polarizzato sulla conservazione del patrimonio scientifico del San Raffaele, invece, il commento di Ignazio Marino, senatore del Pd e medico chirurgo. “Oggi è il giorno in cui è doveroso esprimere sentimenti di pietà umana per la morte di Don Verzè” ha detto Marino, che è anche presidente Commissione parlamentare d’inchiesta su Ssn. “Da domani – ha continuato – il pensiero e l’impegno dovrà essere rivolto alla valorizzazione delle eccellenze cliniche e scientifiche che sono state coltivate in questi anni all’ospedale San Raffaele. L’auspicio è che questo grande capitale non vada disperso ma piuttosto sviluppato e potenziato ulteriormente”.

Pone un distinguo netto tra operato scientifico e comportamento morale, invece, l’Udc di Milano. ”Esprimiamo il cordoglio più sincero per la morte di Don Luigi Verzè, grande imprenditore della sanità – è il parere di Pierluigi Mantini, presidente della sezione meneghina del partito di Casini - Ha testimoniato la passione per le grandi opere al servizio dei bisognosi e l’amore per la ricerca e la cultura ma, come Machiavelli, ha ritenuto che i fini giustificassero i mezzi, al punto da sentirsi un ‘manager di Dio’. Ha posto la morale al di sotto della politica, un errore grave per un sacerdote, producendo, accanto a indubbi successi, molti debiti e fallimenti. Don Verzè ci ha insegnato molto, nel bene e nel male”.

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di dg
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