CRONACA - Nera

PER I POLIZIOTTI L'ACCUSA è DI ECCESSO COLPOSO

Aldrovandi, condannati a 3 anni e 6 mesi i quattro agenti

Aldrovandi, condannati a 3 anni e 6 mesi i quattro agenti

06/07/2009, ore 21:19 - 

Sono stati condannati a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti accusati di eccesso colposo nell’omicidio colposo di Federico Aldrovandi, il giovane di 18 anni che il 25 settembre 2005 morì durante un intervento di polizia. Il pm Nicola Proto aveva chiesto condanne per tre anni e otto mesi per ciascuno dei quattro agenti. L’accusa è di aver ecceduto nel loro intervento, di non aver ascoltato le richieste di aiuto del ragazzo e di avere infierito su di lui in una colluttazione imprudente, utilizzando i manganelli che durante le percosse si sono rotti. Le cause precise della morte del ragazzo, malgrado l’intervento di oltre 15 esperti, non sono ancora totalmente chiarite.

La ricostruzione della parte civile (Gamberini, Del Mercato, Anselmo e Venturi) parla di una colluttazione tra il ragazzo e gli agenti (durante la quale si ruppero due manganelli) e del successivo ammanettamento di Federico Aldrovandi, fatto stendere a pancia in giù con le mani dietro la schiena, in una posizione che avrebbe causato, secondo i loro consulenti, un’asfissia posturale. Il professor Thiene, cardiopatologo dell’Università di Padova, sostiene inoltre che il cuore si sarebbe fermato dopo aver ricevuto un colpo violento.

Per la difesa (Pellegrini, Vecchi, Bordoni, Trombini) il ragazzo aveva assunto delle sostanze al Link di Bologna la notte prima dell’intervento della polizia, ed a quelle era dovuto il suo stato di agitazione. Sarebbero sempre quelle sostanze che lo avrebbero portato ad uno scompenso di ossigeno durante la colluttazione. Tutte le difese hanno chiesto l’assoluzione piena per gli imputati, spiegando che agirono secondo il regolamento per quanto concerne persone fuori controllo (uso dei manganelli, metodo di ammanettamento e di contenzione o pressione sul corpo).

La sentenza di condanna è stata accolta tra gli applausi. “Volevo che a mio figlio fossero restituiti giustizia, rispetto e dignità”, ha commentato Lino, il padre di Federico. “Mio figlio non era un drogato, era un ragazzo di 18 anni che amava la vita e che quella mattina non voleva morire”.

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