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Migliaiai i poliziotti dotati di armi automatiche

Algeria: il governo sceglie la repressione feroce

In Piazza dei Martiti scontri e feriti, si contano 8 morti

Algeria: il governo sceglie la repressione feroce
13/02/2011, 13:02

ALGERI - Il governo guidato dal sempre più contestato Abdelaziz Bouteflika ha deciso di utilizzare il pugno di ferro contro i manifestanti scesi in piazza per chiedere il rinnovamento della classe dirigente, riforme democratiche ed una qualità della vita più dignitosa.
A spingere migliaia di algerini verso Piazza Primo Maggio e Piazza dei Martiri sono infatti la mancanza di alloggi adeguati per le giovani coppie, la disoccupazione sempre più schiacciante ed un aumento del costo della vita che pare non conoscere limiti e viaggiare di pari passo con il congelamento-decremento dei salari.
I molti immigrati in Europa poi ritornati nella propria terra natia, hanno poi contribuito ad innalzare la consapevolezza che condizioni di esistenza meno umilianti per la popolazione sono non solo possibili ma assolutamente irrinuncaibili. L'esecutivo ha però deciso di reagire con la forza e l'intimidazione fin dalle prime avvisaglie eversive; dislocando migliaia di agenti nelle piazze ed armandoli non solo di manganello e scudo ma anche di fucili automatici carichi e pronti a far fuoco sulla folla.
I morti, dopo i primi scontri in Piazza Primo Maggio, sono già 8; mentre i feriti dall'inizio dei disordini sono quasi 1000. In Algeria, come prescrivono le leggi sull'emergenza in vigore dalle sommosse e dalle relative stragi risalenti a due decennii orsono, è vietato ogni tipo di manifestazione o di assembramento. Le forze dell'ordine hanno difatti violentemente pestato i circa 1500 cittadini che tentavano di spostarsi da Piazza del Primo Maggio e Piazza dei Martiri. Posti di blocco hanno poi provveduto a bloccare il flusso di persone che dalla periferia avevano intenzione di arrivare nella capitale per assicurare il proprio contributo attivista.

NON COME IN EGITTO E TUNISIA
La situazione algerina è però molto diversa da quella egiziana o tunisina e vive, in maniera ancora troppo marcata e terrorizzante, i postumi di quella rivoluzione popolare del 1989 che, partendo da una protesta per il costo del pane, portò prima alla caduta dell'odiato governo del Fronte di Liberazione Nazionale e poi, in maniera probabilmente ancor più rovinosa e pericolosa, alla quasi vittoria degli islamici del Fis; fermati soltanto da un colpo di stato militare e da una truculenta e lunghissima guerra civile che presenta alcuni straschichi anche oggi.
Tutto sembra essere stato soffocato ancor prima di nascere ed esplodere, dunque, con la maggioranza della popolazione spaventata più che dalla polizia in assetto anti-sommossa dai ricordi ancora vivi di quegli anni sanguinosi e drammatici. E quasi certo, quindi, che Bouteflika potrà dormire tranquillo e non dovrà temere dimissioni forzate e debacle identiche a quelle dei suoi "colleghi" di Tunisia ed Egitto. La rivoluzione in Algeria è rimandata a data da destinarsi ma, il popolo dello stato nordafricano, ha comunque mostrato coraggio e voglia di rivalsa. Tutto sta, a questo punto, a capire quanto la miseria crescente della nazione riesca ad essere tamponata e gestita dal granitico patto firmato tra capo del governo ed alte gerarchie militari. Solo se anche la maggioranza di soldati e poliziotti cominceranno a patire la fame, infatti, sarà accesa la miccia che serve per far detonare qualsiasi rivolta del popolo.

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di Germano Milite
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