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Racket e fisco ed il commercio va ko

Allarme criminalità ed evasione, un legame drammatico


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Allarme criminalità ed evasione, un legame  drammatico
17/02/2012, 15:02

NAPOLI – Pizzo e scontrini fiscali, un connubio drammatico, circostanze che sembrano rappresentare due diversi reati, ma che in effetti a Napoli sono entrambi figli del malcostume generalizzato che sfocia nel termine camorra. Possedere un esercizio commerciale in città significa nella stragrande maggioranza dei casi, avere a che fare con la malavita, con quel settore parassita e criminale della società che vive sulle spalle degli altri imponendo leggi con il rumore delle armi. Con il pizzo da un lato e la pressione fiscale dall’altra il commerciante è confuso, costretto a pagare lo Stato e l’antistato senza alcuna tutela da parte del primo e con sicure ritorsioni da parte del secondo. Ed è così che le inchieste arrivano a sottolineare il volume d’affari della malavita che solo a Napoli fattura, sul commercio, quasi 6miliardi di euro all’anno. A fronte di questa situazione drammatica lo Stato risponde intimando la chiusura di 300 negozi perché rei di non rilasciare lo scontrino. E’ certo che, all’encomiabile zelo delle Fiamme Gialle, non corrisponde alcuna garanzia per i tantissimi esercizi taglieggiati, né il controllo del territorio assicura un monitoraggio attento e preventivo sul racket. E’ proprio il caso di dire “cornuti e mazziati”, e, sic rebus, conviene cambiare mestiere, anzi, città.

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di Rosario Lavorgna
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