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In manette a Catania Salvatore Caruso, l'ultimo capo

Altro arresto eccellente: sconfitta la cosca dei "Cappello"


Altro arresto eccellente: sconfitta la cosca dei 'Cappello'
07/12/2009, 13:12

ROMA - Un altro arresto eccellente. La polizia di Catania ha acciuffato un pericoloso latitante indicato come uno dei capi della cosca “Cappello”. Salvatore Caruso, 46 anni, detto “Turi malavita”, è stato fermato dagli agenti mentre era alla guida di un’automobile nella centralissima via Fleming. Il latitante ha venduto carissima la pelle visto che lo scorso novembre è riuscito a sfuggire per un soffio ad una maxi operazione antimafia, denominata “Revenge”, che portò in gabbia circa 50 persone tra capicosca e gregari. E proprio questo vuoto creatosi a Catania dopo gli arresti eccellenti, ha suscitato gli appetiti di “Turi malavita”, il quale stava tentando di riorganizzare la cosca dei “Cappello”. Nei suoi confronti si ipotizzano i reati di associazione mafiosa, traffico di droga ed estorsioni.
Un’altra operazione brillante delle forze dell’ordine in Sicilia. “Hanno operato bene - spiega Vincenzo D’Agata, procuratore capo della Repubblica di Catania - ma c’è stato pure un pizzico di fortuna, che non guasta mai. Abbiamo inferto un duro colpo alla cosca anche se la battaglia non è finita”.
Quello di Catania è un colpo importante alla mafia dopo gli arresti eccellenti di sabato scorso di due super boss: Giovanni Nicchi e Gaetano Fidanzati. Oggi, dopo una riunione in Procura a Palermo, si deciderà sull’interrogatorio di garanzia proprio di Nicchi. Per questioni tecnico-giuridiche non si sa ancora se l’interrogatorio sarà condotto dal Gip oppure da un altro magistrato visto che l’imputato è coinvolto in due processi già in fase di appello. In quelli di primo grado, infatti, il nuovo punto di riferimento di “Cosa nostra”, l’erede di Provenzano e Riina, è stato condannato a 6 anni di reclusione. E proprio per questi motivi, in giornata, è prevista una importante riunione dei Pm della Dda, Roberto Buzzolani e Ambrogio Cartosio.

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di Giovanni De Cicco e Antonio Rispoli
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