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Amanda: "Penso a Meredith, ma vado avanti"


Amanda: 'Penso a Meredith, ma vado avanti'
13/06/2009, 16:06

"Qualche volta penso a Meredith, ma sto pensando anche a come mandare avanti la mia vita". Queste le parole di Amanda Knox in risposta alle domande del legale della famiglia Kercher. "Conoscevo da un mese Meredith" - continua la ragazza durante la seconda giornata in Assise del processo per l'omicidio di Perugia - "sono rimasta sconvolta dopo la tragedia. A volte posso sembrare spensierata, ma io sono così".

Ricorda ancora l'interrogatorio avvenuto il 5 novembre 2007, quando fece il nome del musicista congolese, Patrick Lumumba. Quel nome era venuto fuori dopo che la polizia aveva trovato sul cellulare di Amanda un messaggio destinato a quel ragazzo. "La polizia voleva un nome" - dice la studentessa americana - "mi dicevano che ero una stupida bugiarda e che volevo tenere la verità nascosta. Così ho fatto il nome di Patrick, ho pianto e ho immaginato quel tipo di scena. Non concordavo con quel tipo di immagini, ma forse avrebbero potuto spiegare la situazione". La ragazza poi continua con le dichiarazioni: "ma la polizia non era convinta di me, perchè ricordavo alcune cose soltanto. Così gli agenti hanno cominciato a minacciarmi ed una di loro, una donna, mi ha poi colpito alla nuca".  Ma Amanda dice di non ricordare il nome dell'agente che l'avrebbe colpita.

Intanto Giuliano Mignini, il pm accusato ieri da Amanda di averle suggerito le risposte, mantiene un comportamento distaccato.

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di Redazione
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