Cronaca / Sangue

Commenta Stampa

I coniugi ritrovati in una pozza di sangue

Ambrosio: rapina sfociata in tragedia, la pista dell'Est


.

Ambrosio: rapina sfociata in tragedia, la pista dell'Est
16/04/2009, 12:04


Fermati tre romeni per l'omicidio dei coniugi Ambrosio. La polizia scientifica sta lavorando sul gran numero di impronte lasciate dagli assassini di Franco Ambrosio e Giovanna Sacco. Sarebbero almeno tre le persone che hanno ucciso nella villa di Posillipo il re del grano. I banditi hanno aggredito e ucciso le vittime massacrandole a colpi di bastone, quasi certamente una spranga di ferro, forse dopo essere stati sorpresi a rubare. L'arma del delitto non è ancora stata ritrovata. Intanto si fanno sempre più insistenti le voci che indicano la provenienza straniera – forse est Europa – del gruppo di aggressori.
Le impronte sono state lasciate all'esterno e all'interno della villa. Un dato, questo, che lascia cadere ogni altro possibile movente. La rapina è ormai quasi una certezza. I ladri assassini hanno lasciato, tra le altre cose, anche l'argenteria. Leggende di alcuni Paesi dell'Est dicono che l'argento porti male.
50mila euro il bottino accertato. L'esterno della villa, le spiaggette incatevoli e isolate di Posillipo, erano diventate ritrovo notturno di bande. I residenti hanno parlato ieri ai giornalisti della loro paura. Pochissime delle ville di discesa Gaiola avevano delle telecamere di sorveglianza. Non c'erano al numero 36, citofono Francesco Ambrosio. Recinzioni e mura molto basse nell'accesso superiore della villa, come per le altre abitazioni. La tenuta degli Ambrosio non aveva cani da guardia né custodi.

I FATTI
Franco Ambrosio
, 77 anni, e sua moglie Grazia Sacco, 72 anni, erano riversi sul pavimento in una pozza di sangue. Il cranio fracassato a bastonate. Così li ha trovati uno il loro primogenito Massimo, nella villa in discesa Gaiola n. 36, interamente messa sottosopra. Gli assassini sono entrati da una finestra che presenta evidenti segni di effrazione. Questa la scena del crimine per il duplice omicidio che ha sconvolto Napoli. Tutto intorno gli avanzi delle cibarie, wurstel, pane, bottiglie di vino vuote. Prima di andare via uno dei banditi ha anche defecato davanti all'ingresso. Scomparsi gioielli, soldi, carte di credito e bancomat, per un bottino di circa 50mila euro. Non sono stati invece toccati argenteria ed alcuni quadri di valore della scuola napoletana, circostanza che fa presupporre che ad agire siano stati alcuni sbandati e non di professionisti.

I rilievi si rivelano complicati. I vigili del fuoco hanno già controllato la parete rocciosa a picco sul mare alla ricerca di una eventuale fuga degli assassini in acqua. Nella villa, nessuna telecamera né cani da guardia. I coniugi Ambrosio erano praticamente isolati. Una discesa poco frequentata, un grande appezzamento di terra e poi la stupenda villa di Posillipo. Le indagini sembrano improntate principalmente verso la pista della rapina. A confermare questa tesi, lo stato in cui sono state trovate le stanze della villa e gli ammanchi registrati durante i primi sopralluoghi.

La tesi della rapina, perpetrata da extracomunitari, è quella che tiene banco in queste ore. Ne è convinto anche il capo della Squadra Mobile di Napoli, Vittorio Pisani, che ha parlato non di una rapina, ma di un tentativo di furto finito in tragedia per la reazione delle vittime. Secondo quanto riferiscono ai cronisti gli avvocati di Ambrosio, Guido Furgiuele e Massimo Rizzo, qualcuno è entrato nella villa tra mezzanotte e le due del mattino. Probabilmente pensava che non ci fosse nessuno un casa ed aveva in mente di svaligiarla. Il rumore del vetro infranto ha però messo in allarme i coniugi, che si sono precipitati a vedere. A questo punto i malviventi, colti di sorpresa, avrebbero agito d’istinto. Una reazione che fa pensare che si sia trattato di delinquenti occasionali o comunque non organizzati, di certo non di una banda di ‘professionisti’. Si sarebbero scagliato su Ambrosio e la moglie e li avrebbero ripetutamente colpiti con delle mazze di ferro, fino a lasciarli senza vita. Poi, la razzia. Dalla casa, riferiscono ancora gli avvocati, sono spariti soldi, carte di credito, portafogli.

I sospetti, stando a quanto riferiscono ancora gli avvocati, potrebbero concentrarsi su alcuni giovani che da qualche tempo si riunivano in una villa abbandonata a pochi passi dalla residenza degli Ambrosio. “La signora era preoccupata che prima o poi accadesse qualcosa nella sua villa, - hanno detto, - c’era un via vai incontrollato di persone vicino alla Gaiola. Tanti giovani frequentavano la villa abbandonata della regione Campania dove spesso si riuniscono giovani di cui non si conosce la provenienza”. “Sono frequenti le feste rave che si tengono sulla spiaggia della Gaiola, - ha continuato l’avvocato Rizzo, - e questo destava preoccupazione nella signora Ambrosio che ha in qualche caso anche avvertito il 113 dei pericoli che potevano provenire da quelle presenze”.

Il luogo del duplice omicidio è stato sottoposto a sequestro e le indagini sono affidate al pm Antonio D’Alessio. Sembra che all’interno della villa siano state rilevate impronte e altro materiale organico che potrebbero rivelarsi fondamentali per l’individuazione dei responsabili.

Le piste alternative, sebbene continuino le indagini, secondo gli avvocati sono da scartare. Ribadendo che nella villa erano in corso lavori di ristrutturazione, i legali Rizzo e Furgiuele, sottolineando che “qualsiasi ipotesi fantasiosa è fuori posto”, hanno spiegato che “la sensazione è che chi si è introdotto in casa pensava di trovarla vuota a causa dei lavori di ristrutturazione in corso. Questa è una zona in cui c’è costante afflusso di sbandati che si ritrovano a fare rave sulla spiaggia davanti alla villa abbandonata”. Non è però escluso, a giudicare dalle bottiglie di liquore lasciate a metà ritrovate nel parco della villa, che gli assassini credessero che l’abitazione fosse disabitata ed avessero pensato di bivaccare nella zona, spingendosi successivamente in quella casa che credevano fosse vuota.

Le salme sono state portate via poco prima delle 14, in un furgone della polizia mortuaria scortato da una volante dell’Ufficio di prevenzione generale della Questura.

La ricostruzione della polizia collima con la versione data dai legali della coppia. Gli assassini, presumibilmente più di due, secondo i primissimi rilievi della scientifica, sono entrati dopo aver forzato la porta-finestra della terrazza intorno alle due del mattino. Hanno preso di mira prima una depandance affittata ad un avvocato (al momento assente), a pochi metri dalla villa. Lì, presumibilmente, hanno bivaccato credendo che non ci fosse nessuno nei paraggi. Poi hanno deciso di entrare nella villa. Hanno colto Ambrosio e sua moglie di sorpresa, massacrandoli con delle mazze di ferro, a giudicare dalle ferite da taglio ritrovate sui corpi delle vittime. Diverse le impronte digitali e le tracce biologiche refertate: mozziconi di sigaretta e bicchieri e bottiglie utilizzati dai malviventi. Tutte le stanze del primo piano sono state messe a soqquadro. Quelle del secondo sono invece inaccessibili per via dei lavori di ristrutturazione. Non hanno portato via l'argenteria o i quadri di valore, prendendo solo gioielli, soldi e bancomat. Non sono nemmeno riusciti a divellere la cassaforte fissata nella parte. L’imprenditore è stato trovato in cucina, la moglie nella sala tv. Si dovranno attendere gli esami autoptici per stabilire se le vittime abbiano cercato in qualche modo di difendersi. L’arma del duplice delitto non è stata ancora ritrovata.

Nessun sistema di sicurezza oltre ai cancelli. La villa del re del grano non era protetta né da telecamere di videosorveglianza, né da cani da difesa. “Non c’erano mai stati problemi in tanti anni e quindi non ne sentivano la necessità”, conferma il notaio Nicola Capuano, che seguiva gli affari dell’imprenditore. Nella zona non sono presenti nemmeno le telecamere pubbliche. “Abbiamo chiesto più volte una videosorveglianza, - spiega ai giornalisti Nando Ribecco, vicino di casa delle vittime, - perché la Gaiola non è sicura, assediata da drogati e sbandati”. “non abbiamo sentito niente. Ma se erano rapinatori, non sono certo entrati dal cancello”, commenta il commercialista Francesco Serao, altro vicino di casa degli Ambrosio.


Chi era Franco Ambrosio, il 're del grano'

Franco Ambrosio era tutt’altro che uno sconosciuto. Il suo nome evocava da decenni immensi campi di grano, piatti fumanti, e soprattutto quantità di denaro impossibili da contare. Era il ‘re del grano’, Ambrosio. Negli anni ’60 aveva cominciato a costruire un colosso che avrebbe raggiunto quota 1100 dipendenti. L’intuizione di creare Italgrani arrivò quando aveva 28 anni. In pochi anni si aprì a quella che oggi sarebbe definita internalizzazione. Un fatturato da 450 miliardi, che lo portò ai vertici nell’esportazione in Europa con Francia, Spagna, fino agli Stati Uniti ed all’Argentina. Negli anni ’90 fu uno dei nomi illustri finiti nelle inchieste del filone di Tangentopoli. Un crac da mille miliardi di lire lo portò alla condanna in primo grado a nove anni di reclusione, firmata dal Tribunale di Napoli. Negli ultimi mesi stava preparando la sua tesi difensiva per l’appello.

Originario di San Giuseppe Vesuviano, di origini contadine, Ambrosio creò il suo impero partendo dai mulini. Negli anni ’60 nasce la Italgrani, con sede a Gianturco, nella periferia industriale di Napoli. Negli anni ’70 il boom, con un fatturato di circa 450 miliardi di lire. Nel decennio successivo la Italgrani diventa un vero gruppo industriale. Nasce la holding Italgrani, cui negli anni ’90 fanno capo le attività finanziarie e che controlla una cinquantina di società sparse in tutto il mondo. Negli anni d’oro della Dc nasce un forte legame di amicizia con l’ex ministro del Bilancio Paolo Cirino Pomicino.

Poi, la bufera di Tangentopoli si abbatte su Ambrosio, il cui declino inizia nel 1993. Il primo arresto arriva il 3 ottobre, con l’accusa di avere riciclato 3.4 miliardi in Cct provenienti dalla tangente Enimont. Il 20 maggio del 1994 scatta il secondo arresto, per corruzione. Poco dopo un altro provvedimento giudiziario colpisce il re del grano: questa volta l’accusa è di aver messo a segno una truffa alla Cee, facendo risultare l’esportazione, mai avvenuta, di centinaia di tonnellate di semola di grano duro in Algeria e ricevendo indebiti contributi per 50 miliardi di lire. Verso la fine degli anni ’90 uno dei figli di Ambrosio è stato coinvolto in una inchiesta dei magistrati partenopei che inseguono i soldi del crac del gruppo con rogatorie internazionali in Svizzera.
Nell’ottobre del 1999 l’Italgrani viene dichiarata fallita dal Tribunale di Napoli. Nel gennaio del 2001, la Guardia di Finanza bussò all’uscio della villa alla Gaiola con un ordine di arresto per lui e per i suoi due figli Mauro e Massimo, nell’ambito di un’inchiesta direttamente collegata al fallimento dell’Italgrani.

Secondo la procura di Napoli, Franco Ambrosio aveva sparso per il mondo società off-shore da lui inventate per far sparire mille miliardi di lire. Il gruppo Italgrani, sostenevano i pm, aveva da molto tempo un debito con le banche pari a 1300 miliardi “e ciò nonostante nessuna banca aveva mai avanzato legale richiesta di pagamento o ricorso di fallimento”, si legge ordinanza dell’epoca dell’allora procuratore Agostino Cordova, secondo cui “in realtà tale atteggiamento era da ricondurre all’estremo favore nei confronti degli Ambrosio a cui erano stati erogati centinaia di miliardi senza alcuna garanzia reale oppure, quando già il gruppo era in situazione di decozione, senza richiedere alcun rispetto di obblighi e condizioni cui il credito era subordinato”. Per il crac di Italgrani Ambrosio è stato condannato nel 2008 in primo grado a nove anni di reclusione, inflitta dalla sesta sezione del Tribunale di Napoli, presidente Sergio Aliperti, più severa di quella chiesta dal pm Vincenzo Piscitelli, che aveva parlato di otto anni e sei mesi di reclusione. 


 Duplice omicidio Ambrosio, le reazioni

E’ sgomento dopo il ritrovamento dei corpi di Franco Ambrosio e Grazia Sacco, barbaramente uccisi nella loro villa di Posillipo dopo, a quanto pare, un tentativo di furto sfociato in tragedia. I malviventi, almeno in tre e forse provenienti dall’est Europa, hanno portato via valori per 50mila euro circa, come confermato dal capo della Omicidi, il vicequestore Pietro Morelli, ma non hanno toccato argenteria o quadri di valore. Non sono riusciti nemmeno ad aprire la cassaforte a muro. Un omicidio quindi avvenuto per una tragica fatalità, con gli assassini che credevano di trovarsi in una villa vuota da ripulire e poi, davanti ai coniugi, si sono lasciati prendere dal panico e li hanno massacrati con spranghe di ferro.

I vicini delle vittime puntano il dito sulla situazione di degrado della Discesa Gaiola, luogo considerato di lusso dai napoletani ma, a quanto pare, non è tutto oro quello che luccica. E’ una strada stretta, incassata tra gli edifici, ci passa a stento un’automobile. Poche le luci, scarsi i controlli. Circostanze che rendono la Gaiola il luogo adatto per tossicodipendenti in cerca di un posto tranquillo e per rapinatori che, consapevoli che in zona abitano soltanto persone eufemisticamente definibili benestanti, sanno di poter agire a colpo sicuro e per un bottino di tutto rispetto. “Discesa Gaiola è terra di nessuno, - dicono alcuni vicini di casa degli Ambrosio, - quando cala la notte e soprattutto quando piove qui sembra un inferno. Una strada senza via d’uscita e totalmente buia. Può accadere qualsiasi cosa nel silenzio e nell’isolamento di queste curve”. Alcuni parlano di diversi furti avvenuti nella zona, di tossicodipendenti, di rapine a mano armata. “Tutti sapevano che gli Ambrosio erano ricchi e che non avevano particolari sistemi di sicurezza, - spiega un conoscente, - possono essere stati uccisi per qualsiasi motivo e da chiunque si sia intrufolato in casa anche se non riusciamo a capire il motivo di tanta ferocia”.

Turbato anche il presidente della Giunta regionale della Campania, Antonio Bassolino, per il quale “la barbara uccisione dei coniugi Ambrosio, massacrati nella loro abitazione, turba e colpisce umanamente. E’ un fatto orribile che segue di poche ore l’assurdo accoltellamento di un giovane durante una lite tra ragazzi”. “il diritto alla sicurezza, soprattutto nelle grandi aree metropolitane, continua ad essere un problema centrale e deve essere una priorità fondamentale per il Governo e per tutto il Paese. E’ una battaglia da combattere su più fronti: contrasto alla criminalità organizzata, alla delinquenza italiana e straniera e alle situazioni di grave degrado”, aggiunge il Governatore. Governo e Parlamento, forze dell’ordine e magistratura, conclude Bassolino, “devono affrontare questo tema con la massima determinazione e possono e debbono contare sulla piena collaborazione delle istituzioni locali e della società civile”.

Sconcertato Paolo Cirino Pomicino, da anni molto amico del re del grano. “Sono scosso umanamente, - ha dichiarato, - non so quasi che dire. Sono sgomento per la violenza esercitata su due persone amiche e anziane che passavano una tranquilla serata nella propria casa”. Pomicino ha aggiunto che l’imprenditore, ormai ritiratosi a vita privata, faceva il ‘nonno a tempo pieno’ e si preparava a difendersi in appello dopo la condanna in primo grado del 2008.

Molto scosso anche Francesco Serao, vicino di casa degli Ambrosio e presidente dell’Ordine dei commercialisti di Napoli. “Lui era così, si fidava degli altri, viveva alla buona, senza alcuna protezione”, ricorda con una punta di commozione. “Lui ha dato molto a questa città, la sua immagine è stata offuscata dalle vicende giudiziarie nelle quali è rimasto coinvolto. Era un uomo perbene e aperto con tutti”.

"Conoscevo Ambrosio anche se non lo vedevo da molti anni. Lo ricordo come una persona intelligente, simpatica, un imprenditore capace di reggere la competizione internazionale. Era riuscito a superare i confini nazionali trasformando la sua azienda in un gruppo multinazionale con sede a Napoli". Cosi' Giulio Di Donato ricorda all'ADNKRONOS Franco Ambrosio, il 're del grano', l'imprenditore ucciso a Napoli la scorsa notte nella sua villa di Posillipo. "Nel corso della sua attività imprenditoriale aveva inevitabilmente avuto delle disavventure - prosegue l'ex leader del Psi in Campania - come le ultime vicende giudiziarie. Ma io lo conoscevo soprattutto come persona". "Quello che mi colpisce di più di questo omicidio sono le modalità in cui è stato fatto - conclude Di Donato - Spero che si accerti al più presto la verità e si rintraccino i responsabili".

Benito Benedini, l’industriale milanese che ha rilevato Italgrani dopo il fallimento, ricorda soprattutto la correttezza dell’imprenditore napoletano massacrato insieme a Grazia Sacco questa notte nella sua villa di Posillipo. A Franco Ambrosio, dice, “dobbiamo molta riconoscenza. Con noi è stato sempre corretto e di molto aiuto e i rapporti sono stati improntati alla massima trasparenza. Era un personaggio e un gran conoscitore del settore”. Interpellato dall’Ansa, Benedini parla anche della situazione di Italgrani. “Il rilancio in Italia non è stato possibile, - afferma, - abbiamo dovuto dismettere i beni immobiliari mentre la parte industriale era già andata. Agli inizi del 2006 quando, a causa dei tempi lunghi della giustizia, siamo effettivamente riusciti a mandare in porto il concordato, che avevamo presentato a fine 2004, non c’era più nulla da salvare di industriale”. Sul versante internazionale, invece, le cose sono diverse. “Va molto bene Italgrani Usa, che ha 100 dipendenti e fa 800 milioni di dollari di fatturato”, conclude Benedini.

Commenta Stampa
di Nico Falco e Giulio D'Andrea
Riproduzione riservata ©