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L’opposizione si struttura. Ghalioun è il presidente

Anche in Siria nasce il Consiglio Nazionale di Transizione

Ancora morti: uccisi sette manifestanti anti regime

Anche in Siria nasce il Consiglio Nazionale di Transizione
30/08/2011, 10:08

DAMSCO – Anche la Siria, dopo la Libia, ha un Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt). L’annuncio è stato dato ieri da Ankara (Turchia) ed arriva come conferma su come l’opposizione siriana si stia sempre più organizzando e strutturando: si tratta di un organismo composto da 94 membri e presieduto da un intellettuale e docente universitario della ‘Sorbona’ di Parigi, Burhan Ghalioun. Ghalioun, residente in Francia ed eletto dalla maggioranza dei membri del Consiglio, è divenuto in questo modo il volto ufficiale della rivolta siriana ed è affiancato a sua volta da tre vice presidenti: Faruq Tayfur, Wajdi Mustafa e Riad Seif.
Dei 94 membri formanti il nuovo Cnt siriano, 52 sono esponenti del fronte delle opposizioni all’estero e i restanti 42 rappresentanti del dissenso interno. Tra i membri del nuovo corpo di opposizione, la cui creazione è stata definita “affrettata” da alcune sigle del dissenso in patria, spiccano i nomi di noti dissidenti di lunga data, tutti più volte in prigione e molti segnati in modo indelebile dalle torture: tra i tanti il saggista Fayez Sara, il vignettista Ali Farzat pestato nei giorni scorsi a Damasco, l’anziano Riad Turk, il malato Riad Seif (vicepresidente), l’attivista per i diritti umani Ammar Qurabi, le attiviste Suhayr Atassi e Fidaa Hurani.
Intanto da Bruxelles l’Unione Europea si prepara all’approvazione di sanzioni petrolifere, mentre il regime di Damasco prosegue nella repressione militare e poliziesca alla vigilia di tre giorni di festa per la fine del mese islamico di Ramadan (è di sette manifestanti anti regime il bilancio odierno delle vittime). Responsabili americani ed esperti di armi citati dal ‘Washington Post’, infatti, hanno affermato che il Paese è in possesso di “alcuni degli agenti chimici più letali mai trasformati in armamenti e sparsi in migliaia di proiettili d’artiglieria e testate facili da trasportare”. Secondo queste fonti anonime “non è inconcepibile che armi possano sparire nel caos di una sollevazione che distrugga i servizi di sicurezza” vanto del regime siriano e posti a guardia degli armamenti. Altri osservatori fanno invece notare che sono proprio i servizi di controllo e repressione del regime ad essere da più parti accusati di arruolare da decenni presunte cellule terroriste usate per destabilizzare scenari vicini.

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di Antonio Formisano
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