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Anche l'Istat va in Europa.


Anche l'Istat va in Europa.
10/12/2009, 17:12

 

ANCHE L’ISTAT VA IN EUROPA


 

di Renato Fioretti


 

A partire dal corrente mese, in linea con quanto già avviene (a cura dell’Eurostat) per tutti i paesi dell’Unione europea, il nostro Istituto Nazionale di Statistica ha avviato la pubblicazione delle stime mensili dei principali indicatori del mercato del lavoro.

Infatti, l’1dicembre è stata pubblicata la rilevazione relativa a ottobre 2009, evidenziando le variazioni congiunturali (rispetto al mese precedente) e tendenziali (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).

Si tratta di un’iniziativa lodevole, che consentirà l’acquisizione di una serie d’informazioni statistiche sulle forze di lavoro in tempo quasi “reale” rispetto alle classiche rilevazioni trimestrali che spesso, specie durante i periodi di particolare “turbolenza”, presentavano dati ampiamente superati dalla congiuntura economica e (già) poco rappresentativi della realtà.

Ciò significa, inoltre, che per il futuro - con buona pace del ministro Tremonti che, appena qualche mese fa, allo scopo di sminuire e quasi esorcizzare le rilevazioni sullo stato “comatoso” dell’occupazione nel nostro Paese, mise in scena, all’Assemblea annuale della Confcommercio, una pietosa recita tesa a ridicolizzare le metodologie utilizzate dall’Istat - la maggiore frequenza delle informazioni consentirà analisi più accurate e (eventualmente) interventi più tempestivi.

Tra l’altro, alla luce del fatto che - come da consolidata prassi - la consueta rilevazione trimestrale sulle forze di lavoro (relativa al trimestre luglio-settembre 2009) sarà resa nota solo il prossimo 20 dicembre, appare ancora più evidente il vantaggio di disporre di stime mensili.

In questo senso, come si evince dalla tabella che segue, il confronto tra ottobre 2008 e il corrispondente mese del 2009 - sottolineando che trattasi di dati c.d. “destagionalizzati” (depurati dalla stagionalità) - presenta già qualche interessante motivo di riflessione.

 

Principali indicatori (mensili) del Mercato del lavoro: Maschi e Femmine

ITALIA

 

Mesi di riferim.

Occupati

Dip. e Ind.

Tasso di

Occupaz.

Tasso di

Disoccup.

Tasso di

Disoccup.

15-24 anni

Tasso di Attività

In cerca di

Occupaz.

Ott. 08

23.383

58,5

7,0

22,4

63,0

1.768

Ott. 09

23.099

57,6

8,0

26,9

62,6

2.004

SALDI

- 284

- 0,9

+ 1,0

+ 4,5

- 0,4

+ 236


 

(valori in migliaia di unità e percentuali)


 

Il primo, eclatante dato, è rappresentato dal notevole e costante calo dell’occupazione che, sostanzialmente, ci riporta al lontano dicembre 2006 (23.068.000 occupati), nel quale, peraltro, il tasso di occupazione era superiore di quasi un punto percentuale (58,5) a quello attuale.

L’altro elemento, è costituito dal notevole calo dell’occupazione giovanile; in effetti, nel corso di un solo anno - in totale - più di un giovane su cinque, tra i 15 e i 24 anni, ha perso il proprio posto di lavoro.

Naturalmente, solo tra alcuni mesi, quando il meccanismo di rilevazione mensile avrà superato il previsto periodo di “rodaggio”, sarà possibile valutare i dati forniti dall’Istat in maniera più approfondita e puntuale.

Per concludere, ritengo opportuno rilevare che - di là dalle “attenuanti generiche”, riconducibili alla fase di grave congiuntura economica che il nostro Paese attraversa ed ha attraversato - un altro dato, in tema di lavoro e occupazione, appare clamoroso e incontrovertibile e degno di essere trasmesso all’attuale Esecutivo di governo, oltre che a Cisl e Uil.

A distanza di sei anni dalla sostanziale entrata in vigore del decreto legislativo (276/03) che avrebbe dovuto rivoluzionare il mercato del lavoro nel nostro Paese e nonostante le buone pratiche messe in campo (Sacconi), gli “obiettivi” di Lisbona continuano a rappresentare un miraggio e un auspicio!

Infatti, dai 22 milioni e 379 mila occupati (dato destagionalizzato) del quarto trimestre 2003, siamo agli appena 23 milioni e 99 mila dell’ottobre 2009. E’evidente che mancano all’appello centinaia di migliaia di lavoratori; anche rispetto a quel fantomatico milione e mezzo di occupati in più che rappresentò l’impegno minimo di Berlusconi & company, oltre che uno snervante spot pubblicitario.

In più, ho la spiacevole sensazione di “sparare sulla Croce Rossa” nel rilevare che, nello stesso periodo, mentre il tasso di occupazione è rimasto sostanzialmente invariato, quello di disoccupazione - a fronte di un costante numero di persone in cerca di occupazione - è calato di appena lo 0,2 per cento!


 

 

 

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di Raffaele Pirozzi
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