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Levata di scudi dei parlamentari contro la sentenza

Andò a trovare Lele Mora con l'amico, condannato Farina (Pdl)


Andò a trovare Lele Mora con l'amico, condannato Farina (Pdl)
12/07/2012, 11:07

MILANO - Ancora guai giudiziari per Renato Farina, ex giornalista, ex agente del Sismi ed ora deputato del Pdl. Proprio in quest'ultima qualità lo scorso 17 febbraio si recò senza preavviso a trovare in carcere l'imprenditore Lele Mora. Cosa che è assolutamente permessa dall'articolo 67 dell'ordinamento penitenziario. E in quella occasione era accompagnato dal ventenne Giuseppe Trotolo, indicato come "consulente rapporti umani" e collaboratore dello stesso Farina. Una dichiarazione falsa, come emerso da un banale controllo, che è stato fatto come routine: Trotolo in realtà era solo un amico di Mora che aveva sfruttato la sua amicizia con Farina per fare una visita a Mora. Ovviamente i due sono finiti sotto un processo per falso e, al termine del rito abbreviato, Farina è stato condannato a un anno, 9 mesi e 20 giorni di reclusione, mentre Trotolo a 16 mesi con la condizionale (le pene sono state rispettivamente di 2 anni e 8 mesi e di 2 anni, ridotte di un terzo perchè hanno scelto il rito abbreviato).
Discorso chiuso in attesa di eventuali ricorsi? Ma neanche per sogno. Perchè immediatamente sono partite le critiche contro il giudice che ha emesso la sentenza e il Pm. Ha cominciato lo stesso Farina, parlando di "incredibile accanimento nei miei confronti", sostenendo che lui ha fatto oltre 100 visite nelle carceri con 22 diversi collaboratori. Gli ha dato manforte Maurizio Lupi (Pdl) che, sul sito Tempi.it, ha dichiarato che la sentenza mira a colpire "un giornalista e un onorevole scomodo". Lupi si è dimenticato che Farina non è più giornalista, e che il Giornale è stato condannato per aver ospitato i suoi articoli, ma è un dettaglio.
Ma anche Rita Bernardini, del Partito Radicale ma eletta in Parlamento nelle file del Pd, attacca i magistrati. Ed afferma: "Io ho fatto quasi 200 visite in carcere, e quasi sempre porto con me i radicali del luogo, che non sono certo miei dipendenti. E tra questi spesso c'è anche Pannella, che non è più parlamentare da anni e che evidentemente non lavora per me".
Notevole la faccia tosta con cui i parlamentari - certi della loro immunità e della riottosità con cui i magistrati applicano loro il Codice Penale - trasformano un reato in un vanto da esibire. Se la onorevole Bernardini ha dichiarato anche lei il falso in 200 occasioni dovrebbe solo vergognarsi, in quanto dubito che i radicali l'abbiano eletta affinchè si facesse beffe della legge.

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di Antonio Rispoli
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