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Antonio Amato: Confisca beni alla camorra: giunta regionale vanifica lavoro magistratura


Antonio Amato: Confisca beni alla camorra: giunta regionale vanifica lavoro magistratura
26/09/2013, 12:56

NAPOLI - «La maxi confisca di questa mattina agli eredi Passarelli per un valore stimato di 700 milioni di euro è l’ennesima dimostrazione della forza della legge sul sequestro e la confisca dei beni alle mafie e dello straordinario lavoro svolto in questi anni da magistratura e forze dell’ordine. Ma dall’altra parte c’è un immobilismo delle istituzioni che rischia di vanificare tutto. A partire dalla giunta regionale della Campania» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale Beni Confiscati Antonio Amato «In questi anni ci siamo riappropriati di un patrimonio di straordinario valore, materiale e simbolico, ma le istituzioni continuano a dimostrarsi del tutto impreparate alla sua valorizzazione. E non mi riferisco solo alle conclamate mancanze dell’Agenzia Nazionale in perenne sottorganico e senza adeguati mezzi. Purtroppo, le maggiori deficienze vengono proprio dagli enti locali, i comuni, ma anche le province ela Regione.Lagiunta Caldoro» continua Amato «è responsabile della mancata attuazione della specifica legge regionale, apprezzata in tutt’Italia, approvata all’unanimità dal consiglio e poi rimasta lettera morta. Solo il primo anno si è attivato uno dei tre fondi previsti per il sostegno a progetti di start up dando luogo ad un bando che, in spregio della normativa e del buon senso, escludeva quanti direttamente gestiscono beni confiscati. Poi più nulla. Né l’osservatorio regionale, né l’ufficio presso il gabinetto del presidente per le aziende confiscate, né, tranne una specifica previsione in agricoltura, le premialità da prevedere nei diversi bandi regionali per progetti realizzati sui beni confiscati. E neppure la regione si muove a chiedere beni confiscati, come potrebbe per legge, utilizzandoli, ad esempio, per alleggerire gli oneri dei fitti passivi. E ancora sono a rischio chiusura le cooperative che, nelle case sottratte ai clan, utilizzano i budget di salute portando pure un risparmio per il sistema sanitario. Perché il Presidente e la sua giunta non hanno fatto assolutamente nulla per applicare la legge? Non è una questione di fondi, ci sono previsioni normative, come appunto l’osservatorio, l’ufficio per le aziende confiscate, le premialità per i progetti, che sono esplicitamente indicate a costo zero. Piuttosto siamo di fronte a incapacità da un lato e cattiva volontà dall’altro. L’esempio di Quindici è emblematico» prosegue il Presidente Amato «nella ex villa dei Graziano deve nascere un maglificio che già avrebbe commesse con il ministero degli Interni e garantirebbe posti di lavoro: si sono firmati protocolli d’intesa, si sono trovati 90 mila euro di fondi europei, ma da un anno non si riesce a fare una semplice delibera da portare in giunta. Una vergogna. Per non parlare dell’ordine del giorno approvato sempre all’unanimità dal consiglio che impegnava Caldoro a sollevare in conferenza Stato Regioni la questione di destinare i patrimoni confiscati ai clan direttamente per le bonifiche dei territori devastati dalle ecomafie. E’ lì da mesi, ma il Presidente deve esserselo dimenticato, ora speriamo che il dibattito pubblico che si è avviato sostenendo questa intuizione e l’impegno di parlamentari comela SenatriceCapacchionepossa spronare direttamente il Parlamento superando l’inerzia della amministrazione regionale. Se continua così» conclude Amato «a parte conferenze stampa, belle parole e firme di protocolli che restano dichiarazioni di intenti, questa regione corre il rischio di vanificare un modello di riutilizzo che, a partire dalle Terre di Don Peppe Diana, aveva fatto della Campania un’eccellenza internazionale».

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di Redazione
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