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Appalti e legalità: Semplificare il quadro normativo


Appalti e legalità: Semplificare il quadro normativo
14/11/2009, 12:11


SALERNO - Semplificare il quadro normativo, rendere effettivi ed efficaci i controlli, far sì che le disposizioni tese a contrastare l’illegalità non siano d’intralcio con l’operatività e lo sviluppo delle imprese “regolari”. Questi, in estrema sintesi, gli assi portanti degli interventi al convegno “Appalti e Legalità”, svoltosi questa mattina nell’Aula delle Lauree “Nicola Cilento” dell’Università degli Studi di Salerno, a Fisciano, organizzato dall’Ance Salerno in collaborazione con Provincia e Università degli Studi di Salerno. Il dibattito è stato moderato e coordinato dal Procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Salerno, Franco Roberti. Si è articolato in due sessioni di lavoro, la prima centrata sul tema “Appalti: la normativa dei lavori pubblici. Dubbi e interpretazioni”, che ha visto la partecipazione del Giudice della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro, del presidente dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Salerno, Enzo Maria Marenghi, del Consigliere dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti pubblici di Lavori, Servizi e Forniture, Alessandro Botto, e del Consigliere di Stato Paolo Cirillo. Alla seconda sessione, sul tema “Legalità: problematiche interpretative e difficoltà dell’accentramento giudiziario” sono invece intervenuti il Prefetto di Latina, Bruno Frattasi, il magistrato della Direzione Nazionale Antimafia Gianfranco Donadio, il vice direttore generale di ANCE Roma, Antonio Gennari.
«Appalti e legalità – ha esordito nel suo intervento introduttivo il presidente di ANCE Salerno, Antonio Lombardi – rappresentano un binomio assolutamente inscindibile che oggi impone quanto mai una riflessione urgente e rigorosa. Per arginare infatti gli effetti della crisi, occorre un forte investimento sulle opere pubbliche, per smuovere l’economia, incidere sulla crescita del Pil, creare nuove opportunità di sviluppo per il paese. Una politica, questa, che sembra finalmente radicarsi, tant’è che ieri il Cipe ha deliberato investimenti per 8,8 miliardi di euro. Tuttavia bisogna fare di più, e meglio, per garantire effettivamente la legalità e la trasparenza. Siamo in presenza di una copiosa produzione normativa, eppure permangono condizioni di concorrenza sleale da parte di imprese che minano il tessuto produttivo sano e rispettoso delle regole». Il presidente Lombardi ha avuto parole di apprezzamento per il recente decreto in materia di sicurezza che, tra le altre cose, potenzia il ruolo e le competenze delle Prefetture, punendo nel contempo con rigore attraverso l’esclusione dalla gara e l’impossibilità di partecipare ad appalti pubblici per un periodo di tre anni, le imprese che non denunciano infiltrazioni o fenomeni malavitosi. «Ma – ha concluso Lombardi – bisogna entrare nell’ottica che la legalità mal si concilia con il criterio del massimo ribasso che spesso premia proprio chi opera al di fuori delle regole. Lavorare al di sotto di determinate soglie, infatti, è del tutto incompatibile con qualsiasi criterio di legalità». Lombardi ha quindi sottolineato la necessità di creare, presso le prefetture, elenchi di fornitori “certificati” ma ha anche rivendicato tempi rapidi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione «che spesso per prima non rispetta le norme, laddove prevedono che, in caso di ritardo nei pagamenti, l’appaltante debba corrispondere nel SAL immediatamente successivo, anche gli interessi di mora».
Il professor Giuseppe Tesauro ha riconosciuto che le norme vigenti in materia di appalti non brillano per chiarezza ed organicità. «Sono frastagliate – ha detto – e bisogna lavorare per renderle comprensibili e trasparenti». La poca chiarezza non è legata solo, secondo Tesauro, all’opera del legislatore ma anche «agli adeguamenti alle norme comunitarie che quasi sistematicamente avvengono a seguito di procedure di infrazione elevate nei confronti dello Stato italiano». Per di più, ha aggiunto Tesauro, le norme comunitarie si muovo spesso in una direzione diametralmente opposta a quella da più parti auspicata in Italia: «Impongono infatti – ha spiegato – una maggiore flessibilità e soprattutto una forte liberalizzazione per favorire la partecipazione di imprese estere». Quanto al criterio del massimo ribasso, per Tesauro è difficile «scartarlo automaticamente» benché si presti ad effetti perversi, ma si possono adottare criteri valutativi che «ridimensionino drasticamente il valore del prezzo, guardando invece maggiormente all’offerta economicamente più vantaggiosa».
Il rettore Pasquino ha sottolineato come spesso le infiltrazioni criminali negli appalti «si traducano nella realizzazione di interventi estremamente scadenti, che provocano incidenti, crolli e danni alla collettività, giacché le aziende della malavita possono lucrare solo risparmiando sulle condizioni di sicurezza e sulla qualità dei materiali».
Il procuratore Roberti ha stigmatizzato alcuni degli strumenti di cui oggi si avvale la criminalità per “infiltrarsi” negli appalti. «Ad esempio – ha detto – bisogna tenere alta la vigilanza sulle cosiddette cordate: più imprese che si accordano e presentano offerte con scarti minimi l’una dall’altra in modo da condizionare la gara, garantendo la vittoria ad un’impresa della cordata e mettendo a tacere le eventuali altre imprese partecipanti. Come pure permangono, oggi come durante tangentopoli, i comitati d’affari tra imprese, imprenditori e faccendieri: un fenomeno che perdura ed è per certi versi agevolato dal nostro sistema normativo».
Il prefetto Marchione ha sottolineato gli interventi già attuati dalla Prefettura di Salerno per garantire la legalità negli appalti in provincia: dall’istituzione del gruppo di lavoro interforze che vigila sugli appalti, ai protocolli (una ventina circa) siglati con i comuni per effettuare una serie di verifiche preliminari alle gare proprio per arginare possibili infiltrazioni. «Occorre la collaborazione di tutti i soggetti – ha detto – perché questo territorio è comunque soggetto alla possibilità di infiltrazioni. Salerno non registra la presenza di organizzazioni malavitose, ma ci sono spunti e timori che devono indurci a mantenere alta la guardia, soprattutto per quanto attiene il riciclaggio di denaro sporco. Ma so che in merito la magistratura è molto attenta».
Anche il presidente della Provincia Cirielli ha rimarcato gli effetti abnormi del ricorso al massimo ribasso. «Solo chi ha necessità di riciclare capitali sporchi, non ha dipendenti in regola o ricicla materiali trafugati – ha detto – può garantire certi prezzi. Questo peraltro si traduce in opere spesso scadenti. La Provincia vuole puntare sul criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa: non solo per un’esigenza morale, ma anche pragmatica e di maggiore efficienza».
Il professore Marenghi ha sottolineato gli effetti nefasti – e i danni – di una attività normativa disorganica e spesso disarticolata. «Bisogna trovare un punto di equilibrio – ha detto – perché come diceva Tacito: troppa legge, poca legge. Ci vogliono chiarezza e sintesi per un effettivo snellimento. Troppe sono le regole e troppi i soggetti in campo preposti a vigilare. C’è una eccessiva procedimentalizzazione ed una tempistica lunga ed abnorme per concludere le varie procedure valutative. Scartare il massimo ribasso a vantaggio dell’offerta economicamente più vantaggioso? Ma quest’ultima presuppone criteri valutativi – qualità, pregio tecnico, caratteristiche estetiche dell’opera – che sono soggettivi e non oggettivi e potrebbe quindi prestarsi ad ulteriori problemi. I sistemi vigenti in Italia non so se portano alla legalità: di certo non portano all’efficienza».
Il prefetto Frattasi ha invece rimarcato la grande valenza che potrebbe assumere (soprattutto per i comuni più piccoli e quindi non in grado di arginare le infiltrazioni criminali) l’attivazione di stazioni uniche appaltanti presso le province o le prefetture, anche se, ha detto «il problema più grave sopraggiunge spesso nella fase di cantierizzazione dell’opera, quando si fanno avanti le cosiddette mafie locali per imporre mano d’opera, forniture di materiali, o l’individuazione delle cave. Così non si incide sulla regolarità della gara d’appalto, ma la cosca criminale riesce comunque ad accrescere il proprio prestigio controllando occupazione e sviluppo».

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di Redazione
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