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I due avevano ruoli chiave nella 'cricca'

Appalti G8, Anemone e Della Giovampaola scarcerati


Appalti G8, Anemone e Della Giovampaola scarcerati
09/05/2010, 16:05

RIETI – Diego Anemone, il costruttore considerato una delle figure centrali dell’inchiesta della Procura di Perugia sugli appalti per i grandi eventi, è stato scarcerato questa mattina per decorrenza dei termini di custodia cautelare disposti dal Gip di Perugia. Sempre oggi ha lasciato il carcere anche Mauro Della Giovampaola, il funzionario pubblico arrestato nell’ambito della medesima inchiesta e detenuti a Terni.
Anemone ha lasciato il carcere di Rieti alle 6,20 di oggi, dopo 3 mesi di detenzione. Visibilmente dimagrito, con giubbotto ed occhiali scuri ed al polso un orologio con cinturino blu elettrico, il costruttore ha lasciato il carcere accompagnato da una donna bionda, entrata poco prima nella casa circondariale, e da altri cinque uomini. E’ salito a bordo di una Mercedes che si è allontanata insieme ad un’Audi scura. Il costruttore si è voltato per evitare di essere ripreso da telecamere e fotografi all’uscita dei cancelli. E’ ritenuto dagli inquirenti al vertice della cosiddetta ‘cricca’ degli appalti per i grandi eventi, personaggio chiave dell’inchiesta perugina sugli appalti per i Grandi eventi (dai mondiali di nuoto a Roma al G8 che si doveva tenere alla Maddalena, passando per le celebrazioni per il 150/o anniversario dell’Unità d’Italia).
Mauro Della Giovampaola ha lasciato il carcere di Terni senza fare dichiarazioni. Anche per lui il motivo della scarcerazione è lo stesso: sono scaduti oggi i termini della custodia cautelare, disposti dal gip di Perugia Paolo Micheli. Oggi sono scaduti i termini di custodia cautelare anche nei confronti degli altri due arrestati per l’inchiesta di Perugia, Angelo Balducci e Fabio De Santis. Entrambi rimangono però detenuti in quanto coinvolti nel troncone fiorentino dell’inchiesta, quello relativo all’appalto dei lavori per la scuola marescialli di Firenze.
L’inchiesta della Procura di Perugia era partita da Firenze e il 10 febbraio del 2010 il gip del capoluogo toscano aveva disposto gli arresti dei quattro, la “cricca”. Un provvedimento adottato in via d’urgenza con il contestuale trasferimento del fascicolo a Perugia per il coinvolgimento dell’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, indagato per favoreggiamento. Tra gli indagati illustri, anche Guido Bertolaso, capo del Dipartimento della protezione civile.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, Anemone, anche tramite persone e società a lui riferibili o collegate, riuscì a corrompere diversi funzionari pubblici, facendo compiere loro atti contrari ai doveri d’ufficio connessi all’affidamento e alla gestione degli appalti per i Grandi eventi. L’opera di convincimento, si legge negli atti giudiziari, avveniva grazie alle “utilità”, che comprendevano l’uso di cellulari e di auto, arredi per la casa ma anche il pagamento di prestazioni sessuali. Una volta approdato il fascicolo a Perugia, i pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, insieme al procuratore Federico Centrone, hanno chiesto una nuova misura cautelare per corruzione per Anemone, Balducci, De Santis e Della Giovampaola; il provvedimento, disposto dal gip il 27 febbraio scorso per la durata di 3 mesi, è proprio quello che oggi ha perso efficacia determinando la scarcerazione di due degli indagati.
L'inchiesta perugina è in pieno svolgimento. Martedì arriva davanti al tribunale del riesame l'appello dei Pm contro la decisione del Gip di non concedere gli arresti dell'architetto Angelo Zampolini, del commercialista Stefano Gazzani e dell'ex commissario dei mondiali di nuoto a Roma, Claudio Rinaldi. Il giorno successivo il Gip esaminerà la richiesta della procura di commissariare le aziende del gruppo Anemone. Venerdì sarà quindi sentito come persona informata dei fatti l'ex ministro Claudio Scajola, coinvolto nell'indagine per l'acquisto di un'abitazione anche con assegni circolari dell'architetto Zampolini, che gli inquirenti sospettano siano riconducibili ad Anemone.

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di Nico Falco
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