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Aquila: Oltre il Danno la Beffa.


Aquila: Oltre il Danno la Beffa.
14/06/2009, 11:06

 

L’AQUILA…OLTRE AL DANNO…LA BEFFA…. ANCHE PER L'ABRUZZO SI FA “RETORICA”.


 

di Rossella Leone


 


 

Come tutti sappiamo, nella notte tra il 5 e 6 aprile scorso, per la precisione alle 3.32 del mattino, la terra ha tremato violentemente ed a lungo nel territorio Abruzzese, radendo al suolo case e facendo quasi 300 vittime…Oltre alla perdita di molte vite umane. il sisma ha causato anche danni ingenti al patrimonio artistico dell’Aquila, danneggiando gravemente la Cattedrale e molti altri monumenti di valore inestimabile, è caduta la casa dello studente, portandosi via ragazzi che vi alloggiavano perché studenti dell’Università dell’Aquila, e oggi al centro di numerose polemiche che mettono in dubbio la solidità della struttura e la qualità dei materiali usati per costruirla. Tali polemiche, però, non riportano in vita i ragazzi che hanno perso la vita in quella notte tragica, non riportano la pace nella vita delle famiglie distrutte dal dolore per una perdita così grande….

Altro aspetto di questa vicenda, è la gestione dell’emergenza, che, secondo il governo, è stata esemplare nei giorni immediatamente successivi al disastro, e continua ad esserlo tutt’ora, dopo 2 mesi di vita “in campeggio” come la definì il premier Berlusconi a suo tempo…

Quello che i media non dicono, è che la gente è esasperata, che la vita nelle tendopoli è difficile, che mancano moltissime cose, a cominciare dai servizi igienici, che in alcune tendopoli più isolate, manca veramente tutto, addirittura manca l’elettricità…

Quello che non si dice, è che il piano per la ricostruzione fa acqua da tutte le parti, che le promesse fatte a caldo, dal governo, vengono disattese giorno dopo giorno…che i soldi per la ricostruzione stessa, che prima erano stati dati per disponibili, ora si viene a sapere che saranno spalmati in 23 anni circa e che tali proventi dovranno venire da lotterie e giochi a premi…., che la gente è esasperata e al limite della sopportazione, sia per le condizioni di vita nelle tendopoli, che per la presa per i fondelli da parte delle istituzioni, che dapprima si sono dimostrate vicine e disponibili e poi hanno voltato le spalle a questa gente che ha davvero perso tutto…tranne che la dignità, che in questi giorni sta venendo fuori, dando vita ad una serie di proteste contro la mala gestione dell’emergenza da parte di un governo totalmente inadeguato a fronteggiare un disastro di questa portata…

A capo delle predette proteste ci sono i sindaci dei comuni colpiti dal terremoto, che si sono visti esautorati di tutti i poteri..e il presidente della provincia de l’Aquila, Stefania Pezzopane.

La differenza di gestione con gli altri 2 terremoti (quello del Friuli Venezia Giulia e quello dell’Umbria e delle Marche) che hanno colpito il nostro paese è palese, il confronto fra i due modi di gestire l’emergenza e soprattutto la ricostruzione è inevitabile, analizziamo di seguito le differenze tra gli interventi..

Gli interventi post terremoto riusciti che si possono citare e che fanno apparire del tutto inadeguata la gestione del terremoto in Abruzzo, infatti sono due: quello del Friuli Venezia Giulia e quello dell’Umbria e delle Marche. Due esempi che, anche senza la militarizzazione e la centralizzazione di tutti gli interventi, è possibile ugualmente fare un ottimo lavoro. Prima di iniziare ad analizzare dettagliatamente il modello più recente, ovvero quello umbro-marchigiano, bisogna fare una premessa importante. Fino al governo Berlusconi era competenza del ministro dell’Interno la delega per il coordinamento della Protezione civile. Oggi, invece, dipende direttamente dal presidente del Consiglio. Non è una differenza da poco e spieghiamo subito il motivo. Nel 1997, solo due giorni dopo il sisma, il ministro emanò ordinanza con cui nominava commissari delegati i presidenti delle Regioni Umbria e Marche e delegava a loro l’individuazione dei comuni gravemente danneggiati. Il governo emanò poi due distinti decreti legge. Con il primo affrontava l’emergenza. Con il secondo, datato 30 gennaio 1998, affrontava la ricostruzione. «Per la programmazione degli interventi di ricostruzione e sviluppo dei territori interessati dalla crisi sismica - si legge nel decreto -, il governo e le Regioni utilizzano l’intesa istituzionale di programma». Nel caso del sisma del 1997, sono state le Regioni a definire il quadro complessivo dei danni ed è toccato ai Consigli regionali predisporre il programma finanziario di ripartizione dei fondi messi a disposizione dal governo e individuare le priorità di spesa. Lo stesso decreto legge del 30 gennaio 1998 elencava poi gli interventi, di cui dovevano occuparsi le Regioni, in favore dei centri storici, dei privati per i beni immobili e mobili, delle attività produttive, dell’edilizia residenziale pubblica, dei beni culturali, degli immobili statali, dei Comuni che perdevano introiti a seguito del sisma e delle aziende agricole. E cosa succede, invece, oggi con il decreto Abruzzo? Berlusconi nomina commissario non il presidente della Regione, nonostante sia un suo uomo, ma il capo del dipartimento della Protezione civile. Ed è Bertolaso a individuare con proprio decreto i Comuni interessati ai finanziamenti della ricostruzione. Non solo, spetta a lui gestire, in larghissima parte, l’emergenza e i Comuni agiscono, eventualmente, «sulla base delle direttive del Commissario». Spetta a Bertolaso anche individuare ed espropriare le aree da destinare agli insediamenti dei moduli abitativi «destinati a una durevole utilizzazione». Ai Comuni vengono lasciati, come contentino, compiti residuali e l’obbligo di seguire senza discutere le direttive di Bertolaso, come ad esempio, nella concessione dei contributi di lieve entità, fino a 10mila euro. Ma l’aspetto più controverso è che si siano mischiati in un unico decreto due aspetti distinti, degli interventi post sisma: l’emergenza e la ricostruzione. E poi l’oscuro ruolo della Fintecna spa sulla vicenda dei mutui: lo Stato subentrerebbe solo se il richiedente vende la propria abitazione a Fintecna spa. Solo dopo lo Stato coprirebbe il debito residuo. E il libero mercato? E il rimborso al 100%? Dove sono finiti????



 



 


 

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di Raffaele Pirozzi
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