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Roma. In segno di solidarietà agli immigrati di Rosarno

Arance insaguinate contro il ministro Maroni


Arance insaguinate contro il ministro Maroni
12/01/2010, 22:01

ROMA - In passato contro i politici “indesiderati” la gente tirava i pomodori. Un gesto simbolico ma forte per manifestare il proprio disappunto. Questa volta si è alzato il tiro. Si tratta sempre di un gesto simbolico ma di gran lunga più pesante del pomodoro. Il bersaglio è il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Gli hanno “tirato”, simbolicamente, delle arance insanguinate. In segno di solidarietà agli immigrati di Rosarno. Arance distribuite a Roma, in piazza Navona, davanti al Senato, durante una manifestazione di protesta della rete antirazzista e delle associazioni di immigrati. Il tutto si svolge mentre in Aula il ministro leghista riferisce sui fatti avvenuti lo scorso sette gennaio nel paese calabrese.
Arance e sangue per rimarcare lo sfruttamento degli immigrati che vivono in condizioni di estremo degrado. Lavorano tanto, sono sottopagati e non hanno diritti. E’ gente invisibile, mortificata quotidianamente e ferita nella dignità. Non sono vengono visti come esseri umani. Non è demagogia. Basta leggere i rapporti di “Medici senza frontiere” e “Amnesty International”.
Al sit-in ha partecipato anche Oliviero Diliberto dei Comunisti italiani. Che, come al solito, non ha perso l’occasione per strumentalizzare la protesta chiedendo le dimissioni di Maroni. Il problema è un altro. Partiti e politici, di destra e di sinistra, hanno ricoperto e ricoprono importanti cariche istituzionali. Nessuno ha mai fatto nulla di concreto, nelle realtà locali, per frenare fenomeni di vera e propria schiavitù.
Aderiscono ai sit-in di protesta, come nel caso specifico, quando scoppia il fatto eclatante. Come se prima dell’evento non si conoscesse il fenomeno. Bugie e demagogia. Questa si. Che fa male ancora di più dell’atto in sé. Lo sanno tutti. Dal nord al sud. Gli immigrati, soprattutto quelli di colore, vengono sfruttati, mortificati, costretti a vivere in condizioni vergognose, ai limiti della sopportazione. E’ carne da macello. Braccia per lavoro nero e malpagato. Lavorano nella campagne e nell’edilizia, soprattutto nel settore delle costruzioni abusive. Il “caporalato” lega diversi apparati: imprenditori, mafia e camorra con la complicità di partiti e politici. Che, come detto, fanno finta di non vedere; di non sapere. Eppure, in molte città e paesi di provincia, in pieno centro, di mattina presto, in determinate strade, sempre le stesse, trovi centinaia di immigrati clandestini fermi sui marciapiedi.
Mettono in bella mostra il loro corpo. Sperano che qualcuno li “assuma” per una giornata. Sul posto arrivano gli sfruttatori: imprenditori edili oppure gente che lavora la terra. Scelgono lo schiavo migliore. Chi prima arriva opta per il più aitante. Breve contrattazione sul prezzo della giornata. Nove-dieci ore di lavoro al costo di 30 euro. I “padroni” più buoni “offrono” anche il panino. Trovato l’accordo, li caricano sui camion o sui furgoni e si dirigono sui cantieri o nelle campagne. La gente passa, osserva e gira il volto dall’altra parte. Non denunciano. Non si vergognano. Scene di ordinaria quotidianità. Una quotidianità che accomuna tutta l’Italia. Per una volta non ci sono differenze. Né di aree né di mentalità. La pensano tutti allo stesso modo. I sit-in e le arance insanguinate servono a poco. E’ una questione di valori e di azioni concrete. Tra pochi giorni tutto ricadrà nel dimenticatoio. E nessuno si ricorderà più né degli immigrati di Rosarno né degli schiavi di colore che ogni giorno popolano, tra l’indifferenza generale, le strade italiane. Dei piccoli centri e delle grandi città…Governate dalla destra e dalla sinistra…La soluzione secondo i Comunisti italiani? Le dimissioni di Maroni. Ora si, tirate pomodori o arance insanguinate. Non fa differenza. Ma dietro Diliberto…

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di Giovanni De Cicco
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