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L’indagine dei carabinieri di Torre Annunziata

Armi per il clan, sette ordinanze di custodia cautelare


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Armi per il clan, sette ordinanze di custodia cautelare
26/11/2009, 12:11

TORRE ANNUNZIATA – Eseguite nella giornata di ieri, sette ordinanze di custodia cautelare  riguardanti l’inchiesta sulle armi per la faida di camorra a Torre Annunziata.
Indagati per associazione di stampo camorristico, porto e detenzione di armi da fuoco, esponenti di spicco del clan Gionta. Sei le notifiche in carcere a carico di : Pasquale Gionta, 32enne figlio del boss Valentino reggente del sodalizio dall'arresto del fratello Aldo nel 2000 e fino al 2007 anno in cui fu condannato all’ergastolo in primo grado per duplice omicidio; Francesco Amoroso, 37 anni; Salvatore Ferraro, 45 anni; Giovanni Impicca, 37enne condannato in primo grado all’ergastolo per l’agguato a De Angelis e Genovese; Giuseppe Ferraro, 30 anni e Giuseppe Coppola 29.
Era invece in libertà Giuseppe Borrelli, 37enne di Boscotrecase, arrestato ieri. L’uomo, impiegato come guardia giurata all'ospedale civico della sua città, secondo quanto appurato dagli investigatori, avrebbe avuto una sorta di funzione di “intelligence” nell’ambito del clan oplontino, registrando i movimenti delle forze dell’ordine e permettendo dunque di nascondere armi e prove a carico dell’organizzazione criminale.  Borrelli era infatti in contatto con un poliziotto, una talpa che lo informava degli spostamenti dei suoi colleghi e che al momento risulta irreperibile.
L'indagine che ha condotto alle ordinanze di ieri, è partita nel 2006 facendo emergere anche importanti elementi ello scontro tra i Gionta e i Gallo, clan rivale che si contendono il dominio criminale sul territorio di Torre Annunziata. Utilizzate nel corso delle operazioni di investigazioni, una serie di intercettazioni decifrate nonostante il linguaggio in codice, che hanno permesso alle forze dell'ordine di dimostrare la presenza delle armi da fuoco  a Palazzo Fienga, storica roccaforte del clan Gionta.

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di Elisa Scarfogliero
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