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Napoli. Minaccia un imprenditore che li ha denunciati

Arrestata la vedova del boss della Masseria Cardone


Arrestata la vedova del boss della Masseria Cardone
01/01/2010, 18:01

NAPOLI - I cronisti non hanno fatto in tempo nemmeno a parlare della possibilità della ricostituzione del clan camorristico dei Licciardi che scoppia l’ennesima grana per i vecchi padroni della “Masseria cardone” a Secondigliano. A finire nel mirino degli investigatori familiari ed esponenti legati all’organizzazione criminale. Parenti del boss Gennaro Licciardi, detto “a scigna”, morto nel 1994 a causa di una grave malattia.
Tutto si consuma al Palapartenope l’altro martedì durante la proiezione de “Il mondo di Patty”, una sorta di film molto amato dai bambini. La struttura è gremita. Tanti bambini accompagnati dai loro genitori per un evento speciale, tutto dedicato all’infanzia. Un momento di aggregazione e di divertimento. Almeno doveva essere così. Il fuoriprogramma, però, non manca mai. Soprattutto a Napoli. Infatti, il destino ha voluto che allo spettacolo si incontrassero esponenti di due famiglie. In sala, infatti, c’è un imprenditore edile di Casoria che ha denunciato Patrizia Licciardi, sorella del defunto boss, per estorsione. E, ironia della sorte, ci sono pure i “padroni” della “Masseria cardone”. Patrizia Esposito Licciardi, vedova del capoclan, si accorge della ingombrante presenza. Dà la voce agli affiliati. L’occasione è ghiotta. Anche perché a breve si terrà l’udienza durante la quale l’imprenditore sarà chiamato a confermare le accuse. I camorristi ne approfittano e passano all’attacco proprio durante la proiezione della telenovela. Sotto gli occhi di tutta la platea, che non crede a ciò che vede.
Alcune persone circondano l’imprenditore-coraggio e la sua famiglia. Minacce, insulti, non solo a lui. Pure alla sua famiglia. Moglie e figli. Glielo dicono chiaramente: “Abbiamo le fotografie. Tu parli e noi ce la prendiamo con loro”. L’imprenditore non si lascia intimidire. Chiama i carabinieri e denuncia l’accaduto. La magistratura si mobilita immediatamente e il Pm Antimafia, Antonello Ardituro, dispone il fermo sia di Patrizia Esposito Licciardi che di Aneglo Marchetti, con l’accusa di minacce e violenza privata.
Una brutta storia che mette in evidenza quanto sia difficile e pericoloso lottare contro la camorra. C’è, però, chi non vuole arrendersi, chi non si arrende perché crede nello Stato, nelle leggi e soprattutto crede di poter dare un contributo per vivere in un paese migliore, una città migliore. Il problema resta sempre lo stesso. La camorra è troppo forte, rispetto alle leggi dello Stato e ad una certezza della pena che spesso vacilla i clan hanno dalla loro una forza intimidatoria e di azione da far spavento. La legge della camorra non ha le maglie larghe, le sentenze, di morte e di assoluzione, si eseguono senza appello. Non c’è scampo. Chi sbaglia prima o poi paga. E’ un’organizzazione ramificata sul territorio, penetra il tessuto sociale ed imprenditoriale. Si infiltra nelle istituzione tra il silenzio complice di molti amministratori locali.
L’imprenditore che ha denunciato i Licciardi e non si è piegato alla evidente intimidazione è di Casoria, il più grande paese dell’hintelrand a nord del capoluogo partenopeo. Segna il confine tra i comuni della provincia e Secondigliano. Opera nell’edilizia. Un settore spinoso nella mani della criminalità organizzata. L’edilizia illegale è gestita dai boss del luogo. Si paga il “pizzo” per ogni solaio abusivo e la camorra ti impone la ditta che deve realizzare l’opera e quella che deve fornire il materiale. Poi, troppo spesso, anche l’edilizia cosiddetta legale è messa al servizio dalla criminalità organizzata dai “colletti bianchi” infiltrati nelle istituzioni. Casalnuovo, Orta di Atella, Frattaminore, Afragola, Cardito, tanto per fare degli esempi. All’appello non manca nessuno. Manovre urbanistiche illegittime votate in consiglio comunale che hanno permesso la devastazione ed il saccheggio dei territori. La camorra e l’imprenditoria deviata, presenti nelle assemblee cittadine, a lucrare, ad accaparrarsi terreni con i “prestanome”, licenze e vani illegali. Un meccanismo molto articolato. Qualche episodio è stato scoperto dalla magistratura. Altri sono sfuggiti alla rete della giustizia. Eppure, nei cassetti della Procura della Repubblica ci sono conclusioni di indagini proprio sugli intrecci tra politica, camorra e imprenditoria deviata nell’area a nord del capoluogo partenopeo che non sono state ancora lette. Speculazioni e lottizzazioni. Racket, estorsioni e mattoni. La camorra ha costruito così una delle voci più consistenti dei propri bilanci: pilastri su pilastri, solai su solai. Estorsione dopo estorsione.
Piccoli paesi. Almeno sulla carta. Messi insieme rappresentano un bacino d’utenza che fa spavento persino ad una metropoli. Tanti affari e business consumati nella totale illegalità e col silenzio omertoso di una società troppo debole per reagire. Ecco perché chi si ribella, come nel caso dell’imprenditore di Casoria, va tutelato, salvaguardato e difeso. Per dimostrare che lo Stato esiste e prima o poi la legge prevale. Almeno questa è la speranza di chi è costretto a vivere nella terra di nessuno, alle porte dell’inferno.

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di Giovanni De Cicco
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