Cronaca / Sangue

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L'agguato nell'ambito della faida Fuorigrotta-Vomero

Arrestato l'ex boss Cavalcanti: ordinò l'omicidio di Frizziero nell'85


Arrestato l'ex boss Cavalcanti: ordinò l'omicidio di Frizziero nell'85
22/05/2009, 20:05

Aveva ordinato un omicidio durante la faida del 1985, in risposta ad un’altra esecuzione di camorra. A distanza di 24 anni, è stato arrestato Giacomo Cavalcanti, 57 anni, uno dei ‘pezzi da novanta’ del panorama camorristico napoletano degli anni ’80. Cavalcanti, soprannominato “’o poeta”, è considerato uno dei leader del cartello che andava sotto il nome di Nuova Mala Flegrea, nata in contrapposizione alle vecchie famiglie camorristiche della zona flegrea.

Gli agenti della Squadra Mobile di Verona, su indicazioni di quella napoletana, hanno raggiunto Cavalcanti nella sua abitazione di Verona, dove si era trasferito da qualche anno. Il provvedimento è stato adottato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla quarta sezione della Corte di Assise di Napoli dopo la condanna inflittagli dalla stessa Corte in primo grado a 24 anni di reclusione.

L’omicidio in oggetto è quello di Alvino Frizziero, cognato del boss del Vomero Giovanni Alfano. Era il 27 novembre 1985. Frizziero fu raggiunto dal commando di killer in una traversa di viale Gramsci, via Giordano Bruno. I sicari erano Alfonso Fasano e Bruno Rossi, detto “il corvo”, successivamente leader della Nuova Mala Flegrea e poi collaboratore di giustizia. L’omicidio fu voluto da Cavalcanti nell’ambito dei contrasti con un clan rivale, quello degli Alfano della Torretta; l’assassinio, risposta all’omicidio di Antonio Porro, avrebbe contemporaneamente punito i Frizziero della Torretta (zona di Mergellina, a pochi passi da Fuorigrotta) e gli Alfano del Vomero, essendo la vittima capozona del primo clan e imparentato con il boss del secondo.

Al processo hanno testimoniato anche altri due collaboratori di giustizia, Rosario Privato e Salvatore Grimaldi. Alfonso Fasano, l’altro componente del commando incaricato di uccidere Frizziero, è attualmente irreperibile.

Giacomo Cavalcanti ha un curriculum criminale di tutto rispetto: associazione per delinquere di stampo camorristico, estorsione, rapina, ricettazione, porto abusivo di armi da sparo, lesioni. Si era trasferito da circa un anno a Verona, dove è titolare di un’azienda che commercializza schede telefoniche. Recentemente, ignoti si sono introdotti nel palazzo dove abita ed hanno appiccato le fiamme alla sua cassetta della posta, anche se questo episodio non pare correlato ai suoi trascorsi criminali.

Nel 2004 il suo nome compare nei verbali della Direzione Distrettuale Antimafia, impegnati in una indagine su diverse società di calcio sospettate di aver truccato numerose partite di calcio e faccendieri del sempre fiorentissimo business delle scommesse ‘appaltato’ dalla camorra. Sebbene Cavalcanti abbia preso più volte preso le distanze dal suo passato criminale, affermando di essere fuori dalla malavita da molti anni, è stato chiamato in causa da Luigi ‘Lovigino’ Giuliano, ex boss di Forcella ed ora collaboratore di Giustizia.

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di Nico Falco
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