Cronaca / Nera

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Era tra i 100 latitanti più pericolosi, fermato a Capaccio

Arrestato lo scissionista Calzone, protagonista della Faida


Arrestato lo scissionista Calzone, protagonista della Faida
22/07/2009, 22:07

Per l’accusa aveva preso parte alla Faida di Scampia, oltre ad essere invischiato in un grosso traffico di stupefacenti. Era latitante da febbraio ed il suo nome compariva nella lista dei 100 latitanti più pericolosi d’Italia. I carabinieri lo hanno intercettato a Capaccio Scalo, dove era in villeggiatura: in manette è finito Carmine Calzone, classe 1975, ritenuto personaggio di spicco del clan camorristico degli Scissionisti di Secondigliano; era ricercato perché colpito da due ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Napoli a marzo e febbraio 2009, una per l’accusa di omicidio e porto abusivo di armi, l’altra per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti.
Carmine Calzone è accusato di aver ucciso il 29 dicembre 2008 Antonio Pitirollo, pregiudicato, cugino di Ugo De Lucia, fedelissimo del clan Di Lauro e condannato per l’omicidio di Gelsomina Verde, la ragazza torturata ed uccisa nel periodo più intenso dello scontro tra i due gruppi criminali per il controllo dello spaccio di droga nell’area nord. Complice di Carmine Calzone nell’omicidio di Pitirollo sarebbe il fratello Rito, già in carcere proprio con quell’accusa. Ad incastrare i due fratelli, entrambi ritenuti in organico agli Scissionisti di Secondigliano, fu un maresciallo della Guardia di Finanza, che ha assistito all’agguato di via del Cassano ed ha riconosciuto i due come i killer che freddarono Pitirollo. Rito Calzone fu arrestato quasi subito ed ora è in carcere; si era reso inoltre protagonista di altri episodi violenti legati al tifo, come quando, il 31 agosto 2008, fu ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre, affacciato al vagone dell’Intercity plus 520, diretto a Roma per la prima partita di campionato, incitava gli altri tifosi ad assaltare il treno.
Il latitante Carmine è stato bloccato nel tardo pomeriggio di ieri dal reparto operativo del Ros di Salerno, in collaborazione col reparto operativo di Napoli. “L’abbiamo preso a Capaccio Scalo, - spiegano i militari, - una località balneare del Cilento a ridosso di Agropoli. Era in auto in compagnia di un’altra persona del posto, incensurata”. “Non ha opposto resistenza, non gli abbiamo dato il tempo di rendersi conto di ciò che stava succedendo”. I carabinieri erano già sulle sue tracce da tempo, lo seguivano da qualche giorno e, atteso il momento giusto, sono passati all’azione. Attualmente Carmine Calzone si trova nel carcere di Salerno, a disposizione del procuratore capo Franco Roberti; in casa sua è stata ritrovata una pistola, spetterà agli esperti stabilire se l’arma è stata utilizzata in fatti di sangue.
Il latitante probabilmente già aveva capito di essere ad un passo della cattura ma, come ha lui stesso ammesso, si aspettava un’operazione notturna. Di giorno, invece, era relativamente tranquillo. “Quella di non intervenire la notte, - ha spiegato Franco Roberti, - è stata una scelta ponderata. Avevamo la necessità di essere sicuri che Calzone fosse in casa”. Anche la persona che era con lui è finita in manette, ma il suo nome non è trapelato per motivi legati al prosieguo delle indagini. Per l’arresto, ha aggiunto il Procuratore di Napoli Giandomenico Lepore, ancora una volta sono state indispensabili le intercettazioni, unite ai metodi tradizionali di indagine. Il fermo di Calzone a Salerno potrebbe significare collaborazione tra i clan napoletani e quelli attivi nel Salernitano. Uno scenario già previsto e sul quale sono in corso accertamenti approfonditi. “Salerno, - ha spiegato ancora Roberti, - è sempre stato territorio di collegamenti operativi fin dai tempi della Nco di Cutolo”.

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di Nico Falco
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