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L’uomo è il cugino del boss Cosimo Lo Nigro

Arrestato pescatore, fornì materiale per la strage di Capaci


Arrestato pescatore, fornì materiale per la strage di Capaci
12/11/2012, 09:34

PALERMO: Dopo anni di interrogativi e di indagini, si cerca di fare luce sui periodi più difficili e bui della storia del Paese.

Grazie  al lavoro svolto dalla Dia, su ordine del gip del Tribunale di Firenze, Anna Favi, sono scattate le manette per Cosimo D'Amato.

Per molti è un semplice pescatore di 57 anni, che lavora in piccolo centro di mare vicino Palermo, Santa Flavia, ma i legami di parentela con il boss Cosimo Lo Nigro, di cui è cugino di primo grado, sono stati indizi rivelatori su punti, fino ad ora, rimasti irrisolti.

Secondo le accuse mosse dal neo collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, appartenente al clan dei boss di Brancaccio, sarebbe stato Cosimo D'Amato a fornire il materiale esplosivo utilizzato 

per la strage di Capaci del 23 maggio del 1992, dove morì il giudice Falcone, e per le altre stragi di mafia del 1993.

Nonostante non abbia avuto precedenti con la giustizia, D’Amato, sotto le mentite spoglie di pescatore estraneo a Cosa Nostra, nascondeva una realtà parallela fatta di menzogne e di illegalità.

Secondo le confessioni del pentito Spatuzza, c’era anche D'Amato a piazza Sant’Erasmo insieme a

Giuseppe Barranca, quando dovevano procurare il materiale esplosivo: “Quindi siamo andati a Porticello, ci siamo avvicinati alla banchina e c’erano tre pescherecci ormeggiati: siamo saliti sopra uno di questi e nei fianchi erano legate delle funi, quindi abbiamo tirato la prima fune e c’erano praticamente semisommersi dei fusti, all’incirca mezzo metro per un metro. Quindi, abbiamo tirato sulla barca il primo fusto, poi il secondo e li abbiamo trasferiti in macchina”.

Si attendono altri sviluppi sulla connivenza di D’Amato, per comprendere quale fu il ruolo del pescatore nella collaborazione con la Mafia.

Intanto, le indagini dei pm di Firenze e della Procura di Caltanissetta continuano senza sosta.

 

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di Rosa Alvino
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