Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Gli invisi: "Il gruppo Goracci faceva solo i suoi interessi"

Arresti di Gubbio, i racconti dei dirigenti del Comune

La dirigente comunale Nadia Minelli fu la prima a denunciare

Arresti di Gubbio, i racconti dei dirigenti del Comune
19/02/2012, 19:02

PERUGIA - Il terremoto politico giudiziario che ha svegliato l'Umbria il giorno di san Valentino con i nove arresti di Gubbio, tra cui l'ex sindaco Orfeo Goracci, promette di far parlare ancora di sé. L'inchiesta denominata “Trist” infatti è in pieno svolgimento e la certosina attività dei militari del Ros di Perugia e della sezione di Pg coordinati dai pubblici ministeri Antonella Duchini e Mario Formisano non è che all'inizio. Infatti, dopo i nove arresti, cinque in carcere e quattro ai domiciliari, sono già altri nove gli avvisi di garanzia recapitati a Gubbio a dirigenti e vigili urbani. Tutti fedelissimi di quello che viene definito «gruppo Goracci». Quel gruppo che secondo l'accusa è una vera e propria associazione a delinquere, finalizzata alla concussione, all'abuso d'ufficio, e al falso. Per Goracci poi l'accusa più infamante. Quella di violenza sessuale. 800 messaggi in tre anni a una precaria e due episodi di approcci spinti. Ma la cifra di cosa ha portato gli inquirenti dritti verso la roccaforte rossa dell'Umbria la restituiscono i verbali delle persone ascoltate durante le indagini. Verbali confluiti nella richiesta di misura cautelare dei pubblici ministeri. Un dirigente, non allineato col gruppo Goracci racconta ad esempio: «La macchina goracciana era una fabbrica di consensi per i loro interessi personali. Ho cercato di ripristinare un minimo di legalità e sono subito stato messo in una posizione in cui non potevo nuocere: mi venne attribuito l'incarico di seguire gli organi istituzionali ma in realtà mi sistemarono in un piccolo stanzino a fare niente».
E ancora, un altro dirigente del Comune di Gubbio ai magistrati ha raccontato: «posso dire che Goracci era un persecutore. Prima delle elezioni del secondo mandato mi disse che siccome avevo fatto delle cose che non gli piacevano mi avrebbe tolto parte del personale e se avessi insistito avrebbe fatto di peggio. Mi accorsi di contributi e vantaggi economici che venivano deliberati in giunta in maniera illegittima dal sindaco o dalla giunta». A denunciare la questione alla magistratura furono quattro vigili urbani. Mentre un dirigente comunale, la dottoressa Nadia Minelli racconta: «Goracci mi disse espressamente di emarginare nella organizzazione del servizio della polizia municipale i tre vigili, Naticchi, Volpi e Ceccarelli, che avevano proposto ricorso al tar e che si erano macchiati di non aver sottoscritto un accordo sindacale». Naticchi sostiene che «nell'ufficio c'era un clima di timore, di intimidazione continua. Nel corso dei mandati del sindaco Goracci si era instaurato un clima che non esito a definire di paura. Per la paura di essere ghettizzati. Il classico mobbing sul lavoro». Anche la collega Loredana Volpi non ci va tanto leggera e dice: «Io, il tenente Naticchi e il collega Ceccarelli eravamo indicati dal sindaco Goracci come la cricca. Tutti nel comune eseguivano gli ordini di Goracci, si ponevano nei suoi confronti a “pelle di leone”, e forse per questo nostro non prostrarci alle sue volontà siamo stati emarginati. Ma non abbiamo abbassato la cresta. Quando nominarono la Ercoli noi fummo puniti nel senso che ci destinarono a quell'ufficio in posizione subordinata perchè avremmo dovuto essere controllati». Non meno pesanti le parole di Ceccarelli che dice: «Goracci intimidiva le persone, da più persone veniva definito “lo Zar” perchè cercava di imporre la sua volontà».
Tra le vicende nel mirino degli inquirenti c'è quella della sorella dell'ex vicesindaco Maria Cristina Ercoli. Quella Nadia Ercoli divenuta capo dei vigili urbani, secondo l'accusa con un «concorso farsa». Per quella promozione sporse denuncia la dottoressa Nadia Minelli, che ai magistrati ha raccontato: «Goracci mi fece pressioni per farmi firmare una determina con la quale avrei dovuto cambiare il profilo professionale della Ercoli». «A mio avviso - ha aggiunto - si trattava di atto illegittimo. Mi disse che me l'avrebbe fatta pagare, che mi avrebbe ostacolato in ogni modo e che mi avrebbe revocato l'incarico. Io dissi che non lo firmavo perchè non volevo finire davanti ai giudici e lui mi disse che ero anche pagata per finire davanti a un giudice». Minelli non firmò quell'atto e per la Ercoli, secondo la ricostruzione dell'accusa, venne organizzato quello che viene definito «concorso farsa». Infine il racconto più scomodo per Goracci, quello della ragazza che dice di essere stata vittima di molestie da parte sua, il gip scrive che in due distinte occasioni ha «costretto una dipendente, alla quale inviava numerosi sms e pressanti inviti per intrattenere rapporti sessuali, a subire atti sessuali, baciandola, cingendole le spalle e tirandola a sé, contro la volontà della donna».

Secondo la testimonianza di un'amica e collega della donna era un fatto notorio quello secondo cui «la logica era chiara: o eri donna e cedevi alle avances del sindaco, o eri uomo e avevi agganci politici o amicizia con Goracci e con persone riconducibili al suo gruppo oppure eri fuori dai giochi». Nell'ordinanza i pubblici ministeri individuano quattro persone «legate da vincoli sentimentali» contemporaneamente con Goracci. Uno spaccato politico e non solo che sta dividendo un'intera città, un'intera regione. Goracci infatti è anche vicepresidente del consiglio regionale. Il suo incarico è stato sospeso e i membri del suo ufficio si sono dimessi azzerando di fatto l'ufficio di presidenza presieduto da Eros Brega, anche lui indagato dalla procura di Terni. Ci sono equilibri da ricomporre e cose da chiarire. Intanto i magistrati proseguono per la loro strada e gli avvocati degli indagati e degli arrestati si rivolgeranno ora al riesame per chiedere la scarcerazione. 

Commenta Stampa
di Valerio Esca
Riproduzione riservata ©