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Al via ieri la requisitoria contro i vertici della cosca

Arriva l'ora del giudizio per il clan di Valentino Gionta


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Arriva l'ora del giudizio per il clan di Valentino Gionta
15/12/2009, 10:12

TORRE ANNUNZIATA - Un nuovo ed importante capitolo giudiziario si è aperto nella storia della criminalità oplontina. Protagonista della vicenda la cosca dei Valentini. Ieri, infatti, nell’aula bunker del carcere di Poggioreale innanzi al giudice per le udienze preliminari Caputo, ha avuto inizio la requisitoria brillantemente condotta dal pm della Direzione Distrettuale Antimafia Pierpaolo Filippelli, contro i vertici della organizzazione criminale capeggiata fino all’ultimo dall’indiscusso boss Valentino Gionta. Un processo complesso ed articolato, appesantito dalle maglie di un sistema sempre più intricato ed oscuro nel quale l’unico punto di riferimento per tutti, magistrati ed Inquirenti è proprio l’ex reggente del quadrilatero delle carceri. Secondo Flippelli, il boss, benché recluso, ha sempre continuato ad esercitare il suo indiscusso comando, non perdendo mai il potere criminale ed il controllo dell’organizzazione. Suoi fiduciari le due donne di spicco del clan: Teresa Gionta e Gemma Donnarumma, moglie di Valentino, le quali erano attente e precise esecutrici degli ordini e dei dispositivi emessi dalle celle di Poggioreale. Ad aiutare gli investigatori e le Forze dell’ordine in questo contorto sistema di relazioni, fortemente, gerarchiche il metodo delle intercettazioni. Le cimici, infatti, furono installate all’interno di Palazzo Fienga e persino nell’abitazione di Gemma Donnarumma, nella quale sono state assunte tutte le più importanti decisioni di morte e le scelte strategiche del clan degli ultimi anni. “Rivelazioni pesanti e particolarmente forti, ha rivelato in aula il pm, che, da sole, sarebbero in grado di condannare i personagi di spicco della mala oplontina. Una giornata, quella di ieri, particolarmente calda per la malvita organizzata di Torre Annunziata, e, introduttiva anche per lo stesso Filippelli il quale si è semplicemente limitato a presentare la struttura verticistica del clan e di come la punta di massimo spicco, Valentino Gionta, sebbene sottoposto al regime di carcere duro, abbia continuato a gestire e comandare traffici di droga e sistemi paralleli sul territorio del comune vesuviano. Forse indovinata sarà stata la strategia: affidare alle donne un ruolo di primo piano; di comando e di potere…eh si proprio perché laddove non arriva la forza degli uomini, arriva l’ingegno delle donne.

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di Salvatore Perillo
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