Cronaca / Giudiziaria

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Ass. "Il carcere possibile": Messaggio di Napolitano e necessaria resa dello stato


Ass. 'Il carcere possibile': Messaggio di Napolitano e necessaria resa dello stato
09/10/2013, 15:22

NAPOLI - L’art. 87 della Costituzione prevede le prerogative del Presidente della Repubblica e, tra queste, la possibilità di “inviare messaggi alle Camere”. L’atto di Napolitano è - e non poteva essere altrimenti - espressamente previsto dalla Legge, anzi addirittura dalla nostra Carta.
Era un intervento da tempo annunciato e meditato, preceduto da altri inviti che il Capo dello Stato aveva rivolto ai politici per eliminare il sovraffollamento nelle carceri italiane da Egli stesso definito, in più occasioni, una “vergogna nazionale”. Era il 28 luglio 2011, quando il Presidente Napolitano, nell’intervenire ad un Convegno sulla Giustizia, affermò che la situazione della detenzione in Italia era una questione da affrontare con “prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile”. Altre volte, anche nel rituale discorso di fine anno, il pensiero di Giorgio Napolitano era andato a coloro che nelle carceri soffrono ingiuste sofferenze. Il 31 dicembre scorso, aveva testualmente dichiarato alla Nazione: “Più che mai dato persistente di inciviltà da sradicare in Italia rimane la realtà angosciosa delle carceri”.
Perché, dunque, meravigliarsi delle Sue parole e far entrare nell’insopportabile e inconcludente rissa politica un gesto di grande spessore civile proveniente dal Capo di uno Stato più volte, negli ultimi anni, sanzionato dall’Unione Europea che ha diffidato, nel maggio scorso, l’Italia ad eliminare, entro un anno il sovraffollamento nelle carceri ?
Coloro, che offrono altri livelli di lettura, dimenticano che il nostro Paese è dall’inizio del 2010 in “stato di emergenza” per le condizioni in cui vivono i detenuti. Emergenza che fu dichiarata dall’allora Consiglio dei Ministri, senza che successivamente siano stati adottati provvedimenti che potessero incidere concretamente sulla drammatica realtà delle nostre prigioni.
L’amnistia e l’indulto sono oggi atti dovuti, che uno Stato incapace e sconfitto non può fare a meno di emanare. Essi rappresentano la resa dinanzi all’impossibilità di rendere Giustizia. Sono istituti anomali e fondamentalmente ingiusti, ma necessari per porre fine ad una detenzione illegale di cui unico responsabile è il potere politico.
Ed allora venga accolto l’appello del Capo dello Stato, si esca da una situazione “umiliante sul piano internazionale”, perché è “un’inderogabile necessità” e deve essere “non solo un imperativo giuridico e politico, bensì in pari tempo un imperativo morale”. Quel giorno, però, in Parlamento non si ripetano le scene di gioia ed allegria per il risultato raggiunto, come nel 2006 in occasione dell’ultimo indulto, ma senatori e onorevoli portino il lutto al braccio in segno di “morte del diritto” e soprattutto si mettano al lavoro per seguire la strada tracciata dal Presidente Napolitano nel suo messaggio – da tempo indicata dalle Camere Penali Italiane, da numerose Associazioni e costantemente dai Radicali – per non vanificare gli immediati benefici dei due provvedimenti che, è bene sottolinearlo, se da un lato elimineranno il sovraffollamento, dall’altro porteranno le presenze di detenuti alla capienza oggi tollerabile. Basteranno pochi mesi per ritornare nel baratro dell’illegalità. Si provveda, pertanto, senza indugio, a rivedere le leggi sulla recidiva, sull’immigrazione clandestina, sugli stupefacenti, si dia spazio alle misura alternative, agli arresti domiciliari, si estenda la messa alla prova, si depenalizzino molti reati prevedendo sanzioni amministrative, si modifichino le norme sulla custodia cautelare.

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di Redazione
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