Cronaca / Sanità

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Il convegno dell'Ordine degli Psicologi

Assistenza domiciliare: meno costi più qualità


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Assistenza domiciliare: meno costi più qualità
18/03/2013, 11:35

NAPOLI - Puntare sull’assistenza domiciliare soprattutto nei casi di malattie croniche e degenerative per ridurre i costi e migliorare la risposta del paziente alle cure e prevedere la figura dello psicologo a supporto dell’equipe medico-infermieristica. Questo il tema al centro del convegno ‘Malattie croniche e degenerative – Integrazioni medico-psicologiche per migliorare la vita dei pazienti e delle loro famiglie’, organizzato a Marano dall’Ordine degli Psicologi della Campania.  Dato per acquisito il risparmio del punto di vista economico rispetto al contesto ospedaliero, i relatori hanno messo in evidenza le capacità dei pazienti di rispondere meglio alle terapie se assistiti a domicilio, perché “è più probabile che, in un contesto domiciliare, gli ammalati si mostrino più responsabili nei confronti delle terapie, sentano maggiormente il supporto dei familiari e rispondano meglio alle cure – spiega il presidente dell’Ordine campano, Raffaele Felaco – soprattutto nel caso di malattie croniche o degenerative. In questa situazione, però, le persone che li assistono subiscono uno stress molto più forte rispetto alla situazione ospedaliera e diventa quindi fondamentale integrare l’equipe medico-infermieristica con lo psicologo per evitare che si ‘ammalino’ anche i cosiddetti caregivers”. Il progetto pilota per la Campania è già partito nell’Asl Na/3 Sud, dove è stato attivato il servizio di assistenza psicologica domiciliare. “Stiamo offrendo il nostro supporto a circa 4.000 pazienti – spiega Marisa De Martino, responsabile dell’assistenza psicologica dell’azienda sanitaria – Abbiamo scelto di dare la priorità ai bambini e agli adolescenti con malattie oncologiche, concentrando i nostri interventi anche sui loro familiari e su quelli di anziani e disabili affetti da patologie croniche e degenerative. Siamo gli unici a livello regionale che mettono in campo questo tipo di attività, integrando l’equipe medica con gli psicologi”.Nelle regioni in cui la sanità funziona meglio si occupano di questo tipo di assistenza domiciliare soprattutto gli psicologi che lavorano nelle strutture sanitarie. “Ce ne sono 600 in Emilia Romagna o in Sicilia, mentre in Campania siamo fermi a 200 – fa notare Felaco – In Lombardia la metà degli psicologi operano negli ospedali, in Campania ce ne sono solo 5 e neanche uno al Cardarelli, il più grande ospedale del sud Italia”. “C’e’ una direttiva regionale che privilegia queste forme assistenziali – sottolinea il direttore generale dell’Asl Na/2 Nord, Giuseppe Ferraro – non solo per permettere agli ospedali un’attività più appropriata ma anche per non creare disagi al paziente. Le attività psicologiche sono in alcuni casi necessarie e abbiamo previsto laddove ricorrano le condizioni che supportino quelle mediche. Per ragioni economiche ma anche culturali, finora è mancata una riflessione sul ruolo degli psicologi. Ora è chiarissimo a tutti che il servizio sanitario deve funzionare anche con l’integrazione psicologica e, con il miglioramento delle condizioni finanziarie della sanità campana, l’impegno di realizzare questa integrazione diventa precipuo”. Anche il presidente della commissione Sanità della Regione Campania, Michele Schiano di Visconti, riconosce la necessità di un “cambiamento culturale, che può partire già dall’istituzione dello Psicologo del territorio, come previsto dalla proposta di legge presentata dall’Ordine e che a brevissimo contiamo di condurre in porto”. Il direttore dell’unità di Anestesia dell’ospedale di Giugliano, Paolo Cesaro, ricorda che “l’ospedalizzazione è un’invenzione dell’ultimo secolo e quindi l’assistenza domiciliare è un ritorno al passato e va intesa come una via per assicurare maggiore dignità all’assistito, che in questo modo non viene più considerato come un ammalato, ma piuttosto come una persona che necessita di cure”. Anche i risultati del primo rapporto ‘Bes’ (Benessere equo e sostenibile) confermano i possibili benefici dell’assistenza domiciliare che, stando ai dati raccolti da Istat e Cnel rappresenta una tipologia di assistenza alternativa al ricovero ospedaliero che comporta evidenti vantaggi anche in termini di qualità della vita del paziente e che ha assunto, nel corso degli ultimi sei anni, una crescente importanza: dal 2004 al 2010, infatti, si è passati da tre a quattro persone prese in carico da questa forma di assistenza ogni cento abitanti dai 65 anni in su. Lo stesso rapporto conferma tuttavia che, nonostante il trend crescente osservato nel corso degli anni, il dato medio nazionale denota un livello di attività ancora molto basso. Il numero medio di anziani presi in carico è inferiore di oltre il 50% rispetto a quello delle tre regioni con più elevata assistenza domiciliare (Emilia-Romagna, Umbria e Friuli-Venezia Giulia) e le regioni del Mezzogiorno risultano le più svantaggiate, con due anziani assistiti ogni cento persone, contro gli oltre cinque del nord Italia. 

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di Rosario Lavorgna
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