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Associazione nazionale Giudici di Pace, “rapida approvazione della riforma”


Associazione nazionale Giudici di Pace, “rapida approvazione della riforma”
28/07/2011, 13:07

Oggi l’Associazione nazionale giudici di pace, con una delegazione guidata dal Presidente Vincenzo Crasto ha svolto un’audizione dinanzi alla Commissione giustizia del Senato, ove è all’esame la riforma della magistratura di pace ed onoraria.

In particolare, l’Associazione ha chiesto una rapida approvazione della riforma, attesa la necessità di razionalizzare e rendere ancor più efficiente una magistratura che già oggi ha dimostra che nel nostro Paese è possibile ben amministrare la giustizia. Si pensi che un giudizio dura in media meno di un anno e che il favore per tale magistrato ha condotto al sorpasso nei confronti del tribunale: dinanzi al giudice di pace pende oltre il 50% del contenzioso civile.

L’Associazione giudica favorevolmente il disegno di legge del Presidente Berselli e la proposta del Sen. Valentino, che prevedono la continuità delle funzioni. La proposta del Sen. Maritati ricalca la riforma dell’ex ministro Scotti, ma in ogni caso riconosce la continuità delle funzioni.

I magistrati di pace si trovano costantemente a far fronte ad aumenti di competenza da ultimo il decreto legge in materia di immigrazione che attribuisce al giudice di pace un ruolo centrale nella procedura di espulsione degli immigrati, ma l’efficienza del sistema rischia di entrare in crisi se non interverrà a breve la riforma.

L’attuale status del giudice di pace, magistrato appartenente all’ordine giudiziario, è palesemente incostituzionale ed è in patente contrasto con le direttive comunitarie in materia di trattamenti riservati ai giudici onorari, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la Carta di Strasburgo e con la raccomandazione del 17 novembre 2010 del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa CM/Rec (2010)12. Le principali richieste Vanno garantite l’autonomia e l’indipendenza, attraverso la continuità delle funzioni, il riconoscimento delle tutele previdenziali ed assistenziali e la presenza dei magistrati di pace nel Consiglio Superiore della Magistratura.
Violati i diritti costituzionali ed i diritti dell’uomo.
1. I giudici di pace sono gli unici cittadini, o meglio gli unici lavoratori, che nel nostro Paese non godono di alcuna tutela previdenziale ed assistenziale, in caso di maternità, malattia e infortuni sul lavoro, né di ferie retribuite.
2. E’ altresì incostituzionale la sottoposizione di fatto dei magistrati di pace ad un altro potere dello Stato, ovvero all’esecutivo. La permanenza nelle funzioni dipende da un atto discrezionale del governo, che attualmente si estrinseca in una proroga trimestrale ovvero semestrale attraverso un decreto legge.
Previdenza e copertura dei costi.
Riteniamo che la carenza di copertura previdenziale meriti una soluzione con la massima urgenza anche al fine di evitare al nostro Paese prevedibili sanzioni in sede di giustizia europea. In tale ottica l’aumento del contributo unificato nella recente manovra economica può rappresentare l’occasione per il riconoscimento quanto meno dei diritti previdenziali. E’ sufficiente la somma, assolutamente irrisoria, di 9-10 milioni di euro per garantire una adeguata copertura previdenziale. Per converso la manovra sul contributo unificato porterà nelle casse dello Stato una somma pari a trecento milioni di euro.
Ulteriori risparmi di spesa: riduzione del numero dei giudici ed accorpamento delle sedi giudiziarie.
I costi della tutela previdenziale potrebbero essere coperti attraverso la riduzione del numero dei giudici in pianta organica dagli attuali 4690 fino a 3.200.
Attualmente sono presenti nel territorio dello Stato n. 846 uffici giudiziari del Giudice di pace, una presenza capillare, paragonabile a quella delle Caserme dei Carabinieri, tra questi ve ne sono molti che per il loro scarso contenzioso (iscrizioni al di sotto di n. 100/200 procedimenti annui), per la loro vicinanza con altri uffici giurisdizionali non hanno ragione di essere mantenuti in vita, ma potrebbero essere facilmente accorpati con l’ufficio rispettivamente viciniore.
La continuità delle funzioni.
Riteniamo che solo la previsione della continuità dei mandati, mediante conferme quadriennali, assicuri la necessaria autonomia ed indipendenza, come è già avvenuto per i magistrati tributari nel 2005 e per i magistrati onorari minorili nel 2010. Si attuerebbe un sistema eminentemente meritocratico, con una valutazione quadriennale sulle modalità di esercizio dell’attività giurisdizionale. La nostra proposta prevede che la conferma del magistrato avvenga a seguito di una seria verifica quadriennale da parte del CSM e del Consiglio giudiziario di appartenenza dell’attività svolta, rimuovendo il limite dei tre mandati quadriennali.
Riteniamo necessario impedire la dispersione di professionalità formatesi in oltre un quindicennio di esercizio di attività giurisdizionale ed evitare allo Stato un esborso di svariati milioni di euro per l’attuazione di un turn over che coinvolga tutti magistrati di pace in servizio con la necessità di espletare migliaia di tirocini finalizzati alla nomina di nuovi giudici, i quali saranno a loro volta sostituiti dopo dodici anni da nuovi magistrati e così via in un moto concorsuale senza soluzione di continuità.
Chiediamo una continuità fino a settanta/settantacinque anni di età con l’introduzione di mandati plurimi della durata di quattro anni ed una verifica basata su criteri oggettivi (professionalità, produttività, formazione) in base ai quali alla scadenza di ogni mandato il consiglio giudiziario prenda in esame l’attività del magistrato di pace e determini sulla sua idoneità a continuare ad esercitare le proprie funzioni giurisdizionali.
Richiesta di previsione di una rappresentanza in seno al CSM.
Appare necessario, al fine di garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura prevedere una rappresentanza dei magistrati di pace in seno al Consiglio Superiore della Magistratura
Maternità. Con l’abbassamento dell’età di reclutamento a trenta anni è stato inevitabile il sorgere del problema della maternità. Attualmente le colleghe non hanno alcun tipo di sostentamento per il periodo della gravidanza, per cui, essendo la magistratura di pace retribuita a cottimo, accade di frequente che o restino prive di stipendio o permangano in servizio fino al giorno prima del parto e riprendano a lavorare dopo alcuni giorni dallo stesso.

Il Presidente Crasto ha dato la disponibilità ad ulteriori aumenti della competenza generale per valore del giudice di pace fino a € 20/25.000.
Un contributo alla soluzione al problema della lentezza dei processi può consistere nell’estendere innanzi tutto le competenze del giudice di pace, ad esempio con l’aumento nella materia civile della competenza per valore fino a 25.000 euro, attribuendo in via esclusiva la materia condominiale e quella di esecuzione forzata mobiliare e nel penale con l’attribuzione della maggior parte dei reati contravvenzionali. Anche in materia penale riteniamo che possa essere presa in considerazione un ampliamento della competenza, inserendo quei reati previsti dall’art. 550 c.p.p., cioè tutti i reati contravvenzionali ed i delitti la cui pena prevista nel massimo è di quattro anni.
La mediazione. L’Associazione si è espressa in più occasioni ritenendo senz’altro dannosa per i cittadini la previsione dell’obbligatorietà della mediazione per le cause di competenza del magistrato di pace, che comporterebbe un aumento di costi e tempi a danno della parte più debole, mentre quella più forte o quella che sa di dover soccombere nel giudizio troverebbe un ulteriore strumento per difendersi dal processo e non nel processo dinanzi al giudice terzo.

Conclusioni. Abbiamo Chiesto al Parlamento di approvare la riforma celermente al solo scopo di rendere maggiormente efficiente la giustizia dai tempi rapidi, in attuazione del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, con un risparmio di spesa per lo Stato che, a cagione delle cause promosse ai sensi della cd. legge Pinto, nei prossimi anni rischia di sfiorare i 500 milioni di euro. L’unica cosa che non possiamo accettare è che prevalga la tesi di ambienti che ritengono di ostacolare qualsiasi progetto di riforma. Si tratta di una posizione conservativa omissiva, rispetto ad un pianeta, come quello della giustizia, in cui la magistratura di pace ha dimostrato che può esistere un sistema efficiente.


Il Presidente
Vincenzo Crasto

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di Redazione
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