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Otto ore in tribunale prima di avviare le operazioni

Asti, il riconteggio e l'autentico assedio leghista


Asti, il riconteggio e l'autentico assedio leghista
08/09/2010, 21:09

ASTI - Fin dalle 10 del mattino, una minuta ma energica folla si è già riunita davanti all'aula 1 del Tribunale di Asti. Come ordinato dal Tar lo scorso luglio, è difatti necessario procedere ad un riconteggio delle schede elettorali riguardanti le ultime elezioni regionali del Piemonte. Fin dai primi conteggi che interessano la prima dozzina di sezioni sulle 266 da riesaminare, si palesa la convinzione emersa prima delle attese e delicate operazioni: coloro che hanno votato per Scanderebech o per i Consumatori, non si sono preoccupati di segnare con la croce anche il nome del candidato presidente e si sono limitati a porre la croce soltanto sulla scheda.
A confermare i primi risultati è anche il quotdiano La Repubblica che, subito dopo, racconta l'autentica e nevrotica guerra (durata otto ore) tra i legali ed i rappresenti della Lega e del centrodestra piemontese e i tre giudici responsabili della commissione elettorale di Asti guidati dal presidente Aldo Tirone. Oltre alle vere e proprie sceneggiate dei preoccupatissimi esponenti della maggioranza, il quotidiano non manca di sottolineare la totale assenza dei rappresentanti legali del Pd e, ad eccezione di due persone, anche degli altri politici del centrosinistra (quelli che, per intenderci, dovevano andare casa per casa a raccogliere elettori).
Si segnalano difatti le presenze dei capigruppo di Lega e Pdl piemontesi Mario Carossa e Luca Pedrale con i loro rispettivi avvocati Luca Procacci e
Paolo Forno. Per il Pd, gli unici superstiti di una battaglia mai ingaggiata sono il fedele collaboratore della Bresso Francesco Romanin e l'impiegata al comune astigiano Ivana Bione. Oltre a loro, sempre come confermato da Vera Schiavazzi di Repubblica, non si scorge l'ombra di un consigliere provinciale o anche solo comunale  né, tantomeno, la sagoma arringante di qualche legale del centrosinistra. Il partito di Bersani, quindi, affronta una partita fondamentale per i ricorsi elettorali schierando delle "riserve".
Del resto, come Procacci non a torto fa notare al giudice Tirone, non si comprende nemmeno a cosa sia dovuta la presenza dei rappresentanti democratici visto che, come noto, il ricorso è stato presentato esclusivamente dall'Udc, da Mercedes Bresso, dai Verdi e da altri gruppi minori.
La giunta però giustifica la presenza di Romanin e Bione per "ragioni di interesse generale" e, a quel punto, deve sopportare il primo violento attacco dell'esercito d'avvocati di Lega e Pd che, sempre con Pedracci poi seguito da Carossa, Carla e Spagnuolol, tuonano:"Non ci avete chiamato per assistere al trasporto delle schede, alcuni scatoloni sono aperti, a caricarli sul furgone sono stati impiegati del Comune e non della Prefettura, infine la giunta comunale di Asti non ha mai autorizzato il trasporto sui suoi mezzi..".
La tensione sale, le voci si accavallano e l'aula si viene riempita da un vociare isterico e rimbombante fin quando, il presidente, non perde la pazienza ed intima:"Qui si parla solo dopo che io ho dato la parola".
Passa qualche ora (sono le 14:15 circa) ed in aula, nella gabbia solitamente utilizzata per gli imputati-detenuti, Tirone comincia ad organizzare gli addetti in tre gruppi (uno per ciascun giudice) al fine di aprire con solerzia gli scatoloni di Canelli, Castelnuovo e Villafranca. Parte così la ricerca al verbale che ha assegnato le schede a Scanderebech o ai Consumatori. Effettuato il controllo, le schede vengono inserite in una busta prestampata del Tribunale. Al termine della procedure di riconteggio, comunque, Procacci fa verbalizzare soddisfatto che "Il 95 per cento degli elettori che ha scelto un qualsiasi partito non ha fatto la doppia croce". Il messaggio appare chiaro: Cota molto probabilmente rimarrà dov'è.

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di Germano Milite
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