Cronaca / Nera

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Tre le strade da seguire, possibile matrice religiosa

Attentato a Boston: spunta l'ipotesi al Qaeda

Non si escludono i gruppi di estrema destra americana

Attentato a Boston: spunta l'ipotesi al Qaeda
16/04/2013, 18:59

Un'organizzazione radicale a matrice religiosa, come al Qaeda o i salafiti; un gruppo di estrema destra americano; un lupo solitario fuori di testa sul modello di Anders Breivik, l'autore della strage di Utoya, in Norvegia. Mentre ancora tutti gli interrogativi sono aperti sulle mani che hanno piazzato le due bombe ieri a Boston, l'esperto Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi internazionali (Cesi), abbozza tre ipotesi che potrebbero portare a dare finalmente un volto ai responsabili dell'atto terroristico. «Ogni opzione - premette Margelletti in un’intervista all’Ansa - è ancora aperta, da quello che si sa fino a questo momento. Non ci sono fermati o, se ci sono, lo hanno tenuto nascosto e dunque siamo per ora nel campo delle ipotesi». La prima traccia, secondo l'esperto, è quella che porta ad «un'organizzazione radicale a matrice religiosa (io non parlo di terrorismo islamico perché è una contraddizione di termini), come è stato per l'11 settembre». C'è poi la strada del gruppo di estrema destra americano, minaccia che periodicamente si manifesta. E, infine, quella del «lupo solitario, che vive spesso i suoi deliri attraverso la rete internet e ritiene di essere parte di un progetto più ampio. Ne abbiamo avuto uno anche in Italia, il libico Mohammed Game, che il 12 ottobre 2009 si fece esplodere davanti ad una caserma di Milano». «Attraverso l'analisi dei reperti - prosegue Margelletti - sono convinto che gli investigatori troveranno presto il fil rouge dell'attentato. Per ora non ci sono state rivendicazioni ed un agente dell'Fbi ha detto una cosa interessante: non ci aspettiamo secondi attacchi. Significa che le forze federali hanno subito fatto quello che in gergo su chiama scuotere l'albero, allertando cioè tutti i loro informatori, i quali non ne sapevano nulla». Evidentemente, aggiunge, «non si tratta di un attacco strutturato, parte di un'ondata, ma di un'azione cosiddetta stand alone». L'impressione, prosegue il presidente del Cesi, «è che sia stata comunque un'operazione pianificata all'interno degli Stati Uniti e non fuori. Potrebbe essere stato un pazzo solitario, come Unabomber, oppure cani sciolti come i due responsabili dell'attentato a Oklahoma City nel 1995 (195 morti)». Quello che è certo, sottolinea, «è che dopo l'11 settembre le organizzazioni terroristiche sono state contrastate duramente ed ora hanno basse capacità militari; possono colpire “soft target”, obiettivi non in grado di difendersi (è il caso di ieri) e con ordigni di fattura artigianale come sembrano essere quelli di Boston (ad Oklahoma City fu usato del fertilizzante)».

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di Valerio Esca
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