Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Bilancio: 61 morti e 125 feriti

Attentato al centro reclute di Baghdad


Attentato al centro reclute di Baghdad
17/08/2010, 18:08

BAGHDAD – Stamane, durante il mese del Ramadam, intorno alle 7:30, ora locale, è avvenuto un grave attentato al centro reclute dell’esercito iracheno, con 61 morti e 125 feriti. Dalle prime ricostruzioni, un kamikaze con addosso un giubbetto esplosivo, superando le misure di sicurezza, è riuscito ad entrare nella piazza davanti all’edificio dell’ex ministero della Difesa, nel pieno centro di Baghdad, dove attualmente ha sede il quartier generale dell’11/ma divisione dell’esercito. L’attentato poteva risultare ancora più tragico, perché proprio allora si stavano radunando in piazza circa 250 reclute, pronte ad unirsi ai reparti dell’esercito nazionale, in vista della diminuzione di 50.000 unità dei reparti militari Usa nel paese, entro la fine del mese.
Secondo le testimonianze rilasciate alle tv, al Jazira e al Arabiya da alcuni feriti, "Al momento dell’esplosione le reclute si stavano allineando ed era un momento di grande confusione". Sempre dall’emittente, il portavoce delle operazioni militari di Baghdad, ha affermato che la piazza non era adatta all’evento, "Perché situata nel centro della città, solitamente affollata e troppo vicina al terminal di bus e taxi". Soltanto un mese fa c’era stato un altro grave attentato dinamitardo, con 39 morti tra civili e miliziani filogovernativi.
Questo nuovo attentato avviene a due settimane dalla fine ufficiale della missione irachena dell’esercito Usa. I 50mila militari americani, che rimarranno nel paese andranno via alla fine del 2011, in base all’accordo stipulato tra i due paesi alla fine del 2008. L’alta gerarchia militare irachena manifesta dubbi su questo ritiro programmato dei soldati americani, infatti, il generale Babaker Zebari, Capo di Stato maggiore, lo ha giudicato prematuro, evidenziando che i 200mila uomini dell’esercito iracheno, non sono ancora pronti a svolgere a pieno la loro missione prima del 2020.
Inoltre, l’attentato è accaduto nel pieno di una crisi politica, cioè dopo la rottura dei negoziati tra i due più importanti duellanti politici iracheni. Infatti, il gruppo iracheno dell’ex primo ministro laico Ayad Allawi, tra i primi alle elezioni politiche del 7 marzo, ha interrotto i negoziati con l’Alleanza dello stato di diritto (Aed), del Capo di Governo uscente, Nouri al Maliki, per contestare le opinioni di quest’ultimo. La crisi persiste nonostante gli Stati Uniti abbiano aumentato le pressioni sui politici locali, perché costruiscano un governo rappresentativo di tutte le tendenze confessionali.

Commenta Stampa
di Dario Palladino
Riproduzione riservata ©