Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Così la moglie del consigliere dell'Udc a "La Stampa"

Attentato Musy, la moglie: "Chi sa, parli"


Attentato Musy, la moglie: 'Chi sa, parli'
01/08/2012, 12:16

A distanza di quattro mesi dall'attentato al consigliere dell'Udc, Alberto Musy, quando un uomo gli sparò cinque colpi di pistola sotto casa a via Barbaroux, la moglie dell'avvocato e consigliere prende la parola. E lo fa scrivendo una lettera al quotidiano di Torino "La Stampa" nella quale chiede a chiunque abbia visto o sentito, o sappia, qualcosa di intervenire nelle indagini affinché quell'uomo, ripreso dalle telecamere della zona, dalla camminata incerta e dalla corporatura robusta abbia un nome. Affinché il dolore provocato alla sua famiglia, a suo marito ed alle loro quattro bambine abbia un colpevole. Alberto Musy da allora non si è ancora ripreso, è ricoverato in una clinica il cui nome è tenuto segreto per ragioni di sicurezza.

“Sono trascorsi quattro mesi dall’attentato occorso a mio marito, Alberto Musy. La prima mattina di primavera, il 21 marzo, un uomo camuffato lo ha aggredito sotto casa sparandogli cinque colpi di pistola per poi sparire tra le vie del centro di Torino. Ogni giorno per quattro mesi, accompagnati dalla splendida equipe del dr. Illengo, il dr. Bonicalzi, la d.ssa Grazioli, la d.ssa Arbinolo, tutti i medici e lo staff infermieristico dell’Ospedale Molinette di Torino abbiamo scoperto una realtà nuova che farà parte della nostra vita per gli anni a venire. E’ il ritmo lento delle persone malate. In queste tragiche occasioni viene chiesto ai famigliari di affrontare la realtà giorno per giorno, piano piano. In famiglia siamo abituati ad un rapido susseguirsi degli eventi, trascinate e travolte dall’inesauribile energia dell’unico uomo di casa, che ora non è con noi. Abbiamo adattato le nostre vite a questo nuovo ritmo e scoperto un atteggiamento vitale: trarre il massimo possibile dalle situazioni più estreme. Questo è stato chiesto sia ai medici che alle forze dell’ordine e proprio perché la vita ha un valore, la risposta non è mancata. Il nostro pensiero naturalmente è ancorato alle cure da prestare ad Alberto, a quanto e quando potrà tornare tra di noi, alle prospettive che possiamo offrire alle nostre bambine. Quando i tempi sono sfavorevoli, le energie scarse e gli affetti turbati, il mutuo soccorso segna la differenza. In questi momenti la famiglia e gli amici hanno un ruolo fondamentale di supporto e di unione, perché ad atti atroci si risponde mostrando un pugno chiuso, segno di unione, solidarietà e protezione. Ad oggi non sappiamo chi abbia compiuto il gesto orrendo e deciso per le nostre vite. Perciò mi appello alle madri, alle mogli e a chiunque abbia notato qualche elemento che possa essere di aiuto agli inquirenti perché si facciano avanti e parlino con chi coordina o segue le indagini in Questura, a Torino. Ogni gesto, sensazione, idea o particolare può essere importante. Prego per la ripresa di Alberto, per la serenità della famiglia e perché la coscienza di chi sa abbia un sussulto.”

 

Commenta Stampa
di Veronica Riefolo
Riproduzione riservata ©